Darwin e Dio ancora una volta a scontrarsi sui banchi di scuola. E questa volta la diatriba antica come il mondo non segue più la direttrice ‘docente che insegna la creazione’ verso ‘studente spesso dubbioso’, ma il contrario: studente infervorato dalla Bibbia che si scontra con l’insegnante di biologia. E i risultati finiscono per richiamare sangue su sangue. È il plot di Parola di Dio, film diretto dal giovane drammaturgo e regista russo Kirill Serebrennikov e girato nella piccola ma moderna enclave russa in Europa di Kaliningrado (ex Konigsberg) dove nacque e fu sepolto Immanuel Kant.

Questo per dire che la “minaccia” fondamentalista non è soltanto russa, ma già dentro il cuore della laica Europa dei diritti. Non a caso, la conversione religiosa al cristianesimo è rinvigorita nelle ex repubbliche sovietiche grazie alla grande inversione ad U compiuta da Vladimir Putin, che nel corso del suo interregno ha ribaltato le percentuali di ateismo all’epoca del comunismo (75% contro il 17% di credenti) con un rinnovato credo ortodosso che ha portato i non credenti al 19%. Tra questi c’è la bella e sportiva docente di biologia coprotagonista di Parola di Dio che proprio non riesce a comprendere come l’adolescente Venya abbia improvvisamente cominciato a parlare per versetti biblici, vesta completamente di nero, non riesca più a rapportarsi con le ragazze se non respingendole e rifiutandosi di cedere alle loro avances, fino alla costruzione di un enorme croce di legno che il ragazzo indisturbato porterà all’interno dell’aula di insegnamento e inchioderà al muro tra i segni della croce di preside e vigilantes.

È però una guerra impari quella della donna, segnata dalla silenziosa e tollerante omertà di chi, adulto e senziente, vive e lavora attorno a lei. Il ragazzo, nel suo surreale e bizzarro comportamento da discepolo di Dio, di predicatore improvvisato con libretto leso e nero tra le mani, viene semplicemente lasciato agire indisturbato. D’altro canto è complicato intervenire se non battibeccando ad alta voce (“non si può riempire il vuoto della non conoscenza prima del big bang con una favola”) contro un alunno che nel giorno della lezione sull’evoluzionismo e l’origine della specie si traveste da scimmione e comincia a saltare sui banchi, tra le risate e gli smartphone accesi a riprendere le sue urla scimmiesche e la declamazione di passi del Levitico da sotto la maschera.

“Il film  mostra la religione come una forma di manipolazione, uno strumento che viene utilizzato da un giovane uomo per manipolare le persone intorno a lui”, ha spiegato Serebrennikov dopo il successo di critica al Certain Regard di Cannes e la prima italiana allo scorso Biografilm Festival. “Io pratico il Buddismo. Non è una vera e propria religione, non si tratta di credere in Dio, ma piuttosto di come rapportarsi con gli altri esseri umani del mondo. Il Buddismo non è complicato. Io sono contro ogni forma di oscurantismo, sono contrario a chiunque ti dica cosa devi fare. Io mi pongo moltissime domande sul mondo, sull’universo, sulle persone che mi circondano. La religione fornisce delle risposte. L’arte consiste nel porre domande”.

E se c’è un punto su cui il giovane Venya sorprende in fatto a comportamento adolescenziale è proprio il rifiuto della donna, il fastidio rispetto alla “fornicazione” e alla “depravazione”, di fronte alle richieste e agli sguardi delle compagne di classe che paiono un idilliaco gineceo: “Dominare la paura, e anche la frustrazione. È sempre la parte più nascosta del nostro inconscio che ci spinge a cercare delle vie per superare le nostre frustrazioni. Il protagonista del film ha trovato la sua vita d’uscita nella religione. In Russia, la religione è ovunque. Come negli Stati Uniti, i predicatori si sono impadroniti delle televisioni. La religione è diventata la seconda ideologia ufficiale. Controlla la mente di chiunque. È un dogma caliginoso, che diffonde oscurantismi ovunque. I Russi preferiscono avere un leader da seguire, piuttosto che pensare con la propria testa. Anche se la religione è separata dallo Stato, in realtà la religione ortodossa controlla ogni livello della società”. Girato con uno stile febbrile, piani sequenza, macchina a mano sempre addosso ai protagonisti, Parola di Dio – di cui il Fatto.it vi mostra il trailer in esclusiva – è cinema stilisticamente rigoroso proprio nell’atto in cui fonde integrità di stile nel problematico, puro ed eterno argomento toccato. Uscita in sala il 27 ottobre 2016 per I Wonder.