A pochi giorni dalla messa in onda (il 21ottobre) arriva la notizia ufficiale: Paolo Sorrentino sta già scrivendo la seconda stagione di The Young Pope. C’è dunque da giubilare, perché sarà solo un piacere continuare a godere del prodigioso immaginario creato dal premio Oscar attorno alla misteriosa figura di Lenny Belardo, il giovane papa americano incarnato da Jude Law.

A dare la lieta novella è stato il produttore Lorenzo Mieli di Wildside che con Sky, HBO, Canal+, Haute t Court tv e MediaPro ha messo insieme il monumentale budget di 40 milioni di euro per edificare “un’operazione produttiva senza precedenti in Italia”. Dopo la premiére veneziana, The Young Pope è stato presentato ieri sera a un gran galà romano davanti a un parterre di VIP, fra cui spiccava il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Stamani è stato il turno della stampa. Accanto al regista è intervenuta una parte del cast dal protagonista Jude Law, a Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Càmara e Ludivine Sagnier.

Impresa mastodontica, si diceva, la serie tv ha già dei numeri da capogiro ancor prima di essere trasmessa su Sky Atlantic HD: su di essi spicca il numero di Paesi in cui è stata venduta che arriva a 110. Il paradigma produttivo è del tutto nuovo e riempie di soddisfazione chi l’ha reso possibile: “Del budget il 20% è italiano mentre l’80% arriva dall’estero ed è magnifico come grazie a questo prodotto gli stranieri stiano tornando ad investire in Italia e con l’Italia, come si faceva una volta” annunciano i produttori con i ringraziamenti ossequiosi di un Sorrentino che non nasconde di essersi sentito “completamente libero ed economicamente coperto”.

Elogi sono arrivati anche dai colleghi: pare che Ron Howard, anch’egli notoriamente “italianizzato” grazie alle riprese di Inferno a Firenze, abbia sposato il complimento del Wall Street Journal parlando di “Rinascimento delle serie tv italiane”, iniziato con Gomorra e sublimato, ora, da The Young Pope. Un trionfo planetario dunque per l’autore napoletano che sottolinea le ragioni del trend positivo: “l’Italia ha tantissime storie da raccontare, anche a causa dell’intrinseca eterogeneità geografica, il problema era trovare un modo per sbloccare queste storie. Io credo ora si stia trovando un percorso ed esso mi sembra stia anche in una ripristinata dialettica fra autori e produttori, in cui nessuna delle due parti cede all’arroganza”.

Gli attori, tutti adoranti del divo Sorrentino, annuiscono e in particolare Jude Law ribadisce il proprio “rapporto perfetto con Paolo per la sua chiarezza e visione, ovvero il nutrimento di un’estetica unita al cuore”. Per la star britannica, l’occasione della permanenza romana e del mondo religioso ha contribuito a una personale riflessione sulla fede, “cosa che non mi capitava da tempo”. Forma e contenuto, profondità e ironia: nel Sorrentino seriale e internazionale sembra non mancare nulla – anche se sarà il pubblico comunque a sentenziare il successo dell’opera – tanto che qualcuno intravede in lui il prossimo regista di 007: “Non sono pronto per un passo del genere! Anche se mi piacerebbe molto girare un James Bond. Per ora – aggiunge il regista napoletano – mi diverto a vedere le imitazioni che mi dedica Maurizio Crozza!”.