“Un po’” di delusione per l’operato di Matteo Renzi, che “poteva fare meglio” ma “si è scelto una squadra non all’altezza” e “da solo può concludere poco”. In più “non doveva dividere il Paese, drammatizzare il referendum. Certo, la responsabilità è anche dei suoi avversari. Restiamo la terra dei guelfi e dei ghibellini. Ma neppure nel 1948 ci siamo lacerati così”, con “insulti e toni che nel ’48 non si sentivano” e “tutti ossessionati a prescindere dai contenuti”. Giudizio “positivo” invece sui Cinque Stelle, “una forza di cambiamento, di movimento“: “Ci hanno dato una scossa, vedo aspetti positivi. Infatti anche se stanno facendo un sacco di errori non perdono voti: perché dietro hanno la rabbia della gente”. Sono le “pagelle” dell’ex presidente e amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti, che in una lunga intervista al Corriere della Sera si dice “molto angosciato” per l’Italia, che “è da ricostruire. Come dopo la guerra“.

A preoccuparlo soprattutto “il debito pubblico e la disoccupazione“, che non si combatte con il Jobs Act perché “non sarà una legge a creare lavoro“. Servono invece “investimenti pubblici e privati” e una “ricostruzione che parta dal basso, dai territori, dai paesi, dalla provincia“, con la “manutenzione del territorio”. Con il governo che deve più che altro “dare una mano, ad esempio sospendendo le imposte“. In breve, “serve uno scossone“. Simile a quello arrivato dall’M5S, che pure, secondo il 93enne ex manager e dirigente, non è esente da “errori”. Per esempio a Roma la sindaca Virginia Raggi, che durante la campagna elettorale Romiti aveva detto di sostenere, “non concretizza. Mi pare una donna un po’ fragile. Sapeva che avrebbe vinto; si sarebbe dovuta preparare una squadra. Ora dice di aver pulito il centro di Roma in due giorni; ma le periferie? Il problema non è la sua inesperienza; può ancora imparare. Mi auguro che abbia successo”.

Quanto a Silvio Berlusconi, invece, per Romiti è “finito“: “I moderati hanno bisogno di un nuovo punto di riferimento“. Parisi? “Personalmente lo trovo interessante”. Salvini? “Non so quanta gente possa portarsi dietro”. “Brava”, invece, Giorgia Meloni: “Le ho parlato l’altro giorno, in sottofondo si sentiva la sua bambina che piangeva”.

Solo poche frasi, infine, sulla Fiat Chrysler di Sergio Marchionne: “Non parlo della Fiat. Non è più un’azienda italiana”: