Il pm di Milano Roberto Pellicano ha chiesto l’archiviazione per l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini e per altre quattro persone indagate nell’ambito dell’ inchiesta, aperta nel 2012, sul prestito obbligazionario convertendo 2009-2013 al tasso del 6,75%. Ora la palla passa quindi al gip. Secondo Pellicano gli ex amministratori dell’istituto di credito hanno “spinto spregiudicatamente la collocazione del prodotto presso la rete commerciale”, ma non si è arrivati poi a individuare responsabilità penali a loro carico. Chiesta l’archiviazione anche per Fiorenzo Dalu, ex direttore generale della banca, Enzo Chiesa, ex condirettore generale ed ex responsabile Direzione finanza, Ivano Venturini, ex responsabile della Funzione compliance, e Marco Frascolla, ex funzionario dell’audit di Bpm. Gli indagati erano stati iscritti con le accuse, a vario titolo, di truffa e ostacolo all’autorità di vigilanza.

I fatti risalivano all’estate e all’autunno del 2009 e avevano al centro il collocamento presso i piccoli risparmiatori, attraverso gli sportelli dell’istituto di credito, del “prestito obbligazionario Convertendo 2009/2013 al tasso del 6,75%”. Nel 2012 la procura aveva aperto un fascicolo ipotizzando che Bpm avesse tratto vantaggi dall’operazione a danno dei propri clienti che avevano sottoscritto il bond convertibile e subito una perdita di circa il 70% rispetto all’investimento iniziale, in in seguito alla riduzione del prezzo di conversione da 6 a 2,71 euro. Gli inquirenti puntavano ad accertare con quali modalità il prestito convertendo fosse stato presentato ai clienti retail che lo avevano sottoscritto per capire se si potessero configurare, in particolare, gli estremi della truffa.

Nell’atto di archiviazione il pm non risparmia critiche all’operato degli ex vertici dell’istituto, tra cui Ponzellini, già a processo assieme ad altri per la vicenda dei presunti finanziamenti illeciti concessi quando guidava la banca. L’operazione “di offerta e poi di distribuzione del convertendo era stata caratterizzata da gravissime anomalie e violazione delle normative di settore attraverso le quali i vertici di Bpm avevano cercato di raggiungere l’obbiettivo della più ampia sottoscrizione delle obbligazioni, pregiudicando le esigenze di corretta e trasparente informazione dei clienti”, si legge per esempio nella richiesta. I clienti, tra l’altro, “hanno dichiarato di non essere stati messi a conoscenza degli alti rischi di perdita del capitale”. Ma, appunto, arriva alla conclusione che non sono emersi profili di responsabilità penale a carico dei 5 indagati.