Modifiche dei contratti all’insaputa del contraente, costi occulti, addebiti errati e balzelli che escono dalle porte (girevoli) delle filiali e rientrano dalla finestra. Alla già ampia casistica di insidie che i correntisti sono stati costretti a subire negli ultimi anni, in queste settimane si è aggiunta l’ennesima mazzata. Alcuni istituti hanno aumentato le spese del canone dei conti motivando la decisione con la necessità di coprire i costi legati ai versamenti al Fondo nazionale di risoluzione. Così, senza giri di parole e nel pieno rispetto della normativa bancaria, Ubi e Banco Popolare hanno spalmato sui clienti gli esborsi sostenuti per il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. “Le banche italiane non solo praticano i costi dei conti correnti più cari d’Europa, pari a 318 euro l’anno contro una media di 114 euro dell’Ue, ma ora compiono manovre fraudolente sulla pelle dei clienti, costretti a pagare gli errori dei banchieri e una gestione dissennata del credito e del risparmio”, accusano Federconsumatori e Adusbef. Ma rispondere ai rincari si può: basta cambiare banca.

Bankitalia: “Condizioni possono essere cambiate per giustificato motivo. E con preavviso di 60 giorni” – Davanti alle proteste contro i rincari decisi nelle ultime settimane – dai 25 euro una tantum per i correntisti del Banco Popolare all’incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti di Ubi – la Banca d’Italia ha fatto sapere che sta “osservando con attenzione il comportamento di queste banche” e vigila sul rispetto delle norme che consentono la variazione delle condizioni economiche, addirittura “più tutelanti in Italia che in molti altri Paesi”. Meglio comunque andare a vedere, nel dettaglio, di quale garanzia si sta parlando. “Una banca può cambiare le condizioni contrattuali di deposito o di conto corrente, ma – sottolinea Bankitalia – solo se vi è un giustificato motivo, seguendo una procedura trasparente e informando adeguatamente il cliente per consentirgli di fare le proprie valutazioni ed eventualmente recedere”. Insomma, oltre a informare i correntisti con un preavviso di almeno 60 giorni, vale solo l’invito alla trasparenza in un settore dove i contratti sono scritti con un linguaggio da azzeccagarbugli e un carattere così piccolo che neanche la lente di ingrandimento aiuta nella lettura.

Tutti gli altri rincari – Con così pochi paletti, i ritocchi all’insù delle spese non sono un’eccezione. Unicredit ha alzato il canone mensile di alcuni profili “a causa dell’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale, l’aumento dell’Iva, l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del fondo di risoluzione europeo chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale”. Mentre CheBanca! dal primo novembre raddoppierà il canone mensile della carta ricaricabile Conto Tascabile, che arriverà a costare 24 euro l’anno a causa dell’aumento europeo delle commissioni interbancarie in vigore dal 9 dicembre 2015. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, poi, la Banca Popolare di Sondrio sta iniziando a inviare una lettera ai propri clienti spiegando che con il costo del denaro ai minimi storici non si può più permettere di offrire un conto a zero speseIntesa Sanpaolo, dal canto suo, il conto a canone gratuito l’ha già eliminato (con l’eccezione di quello riservato agli under 26) anche se si utilizzano solo i servizi di home banking, non recandosi mai in filiale e facendo tutte le operazioni dal pc di casa. E già nel primo semestre 2016 ha rincarato il Conto Facile.

Dalle parole ai fatti: i consigli ai correntisti – La regola aurea da seguire resta sempre la stessa: rispondere ai rincari cambiando banca. Il salasso può insomma essere l’occasione giusta per valutare alternative più economiche. E per farlo ci sono i 60 giorni di tempo dal ricevimento della lettera con la variazione contrattuale. Anche perché la fedeltà applicata ai servizi bancari non ha mai pagato, anzi fa spendere di più. Eppure, secondo un sondaggio di Ipr Marketing, un italiano su due è cliente dello stesso istituto di credito da oltre dieci anni. Ma non è così che dovrebbe funzionare: in base alle esigenze e, soprattutto, alle proprie tasche si dovrebbe scegliere il prodotto più conveniente.

Come fare? Anche se le banche continuano a comunicare al cliente la procedura vecchia (chiudere il vecchio conto, aprirne uno nuovo e solo allora trasferire i rapporti) o utilizzano l’arma della lungaggine burocratica per scoraggiare i clienti, da giugno 2015 è possibile trasferire il conto senza più intoppi o attese (Legge 24/03/2015). La prassi è veloce, visto che avviene in massimo 12 giorni lavorativi dal momento in cui il cliente autorizza la nuova banca a trasferire il conto, tramite un modulo di autorizzazione. Si tratta di un limite perentorio valido per tutti gli istituti bancari che, di conseguenza, devono spostare sul nuovo conto tutti i servizi finanziari e di pagamento che sono appoggiati su quello vecchio, come l’accredito dello stipendio, le utenze domestiche o la rata del mutuo. Fermo restando che l‘operazione dal 2007 è già totalmente gratuita.

E come comportarsi se entro le due settimane non viene garantita la portabilità? Come si dice in questi casi, à la guerre comme à la guerre: al correntista non resta che rivolgersi all’Ufficio reclami della banca. Se il trasferimento ancora non si concretizzasse, prima di ricorrere al giudice ci si deve rivolgere all’Arbitro bancario finanziario (Abf) che si occupa delle controversie bancarie.