Un patto per Torino, simile a quello per Milano firmato da Beppe Sala e Matteo Renzi, ma adattato alle caratteristiche dell’ex città industriale. Questa è l’idea che Chiara Appendino, sindaca M5S del capoluogo piemontese, ha proposto al presidente del consiglio oggi al grattacielo di Intesa Sanpaolo, durante un incontro durato mezz’ora. “La disponibilità del governo c’è”, ha detto lei dopo l’incontro. Anche lei è disponibile a dialogare col segretario del Pd, nonostante gli scontri avvenuti durante la campagna elettorale, col ministro Maria Elena Boschi che minacciava il blocco dei fondi per alcune opere cittadine. La sindaca ha mostrato apertura e rivolto inviti al dialogo all’esecutivo nazionale per chiedere sostegno a progetti infrastrutturali capaci di rilanciare la città, segnata da una profonda crisi industriale.

Questa apertura è emersa in mattinata, durante l’assemblea dell’Unione industriale di Torino, illustrando questo “patto per Torino”, cioè il progetto “Open for business”, un insieme di strategie di medio-lungo termine per favorire l’insediamento di nuove imprese produttive. “Tutti noi concordiamo sul fatto che la nostra città ed il territorio piemontese siano ormai pronti per diventare un hub industriale, finanziario e culturale aperto verso il mondo – ha spiegato Appendino -. Esiste infatti una grande ricchezza di imprese, pensiamo solo all’indotto, e di competenze che costituiscono un tessuto in grado di rispondere alle esigenze delle imprese internazionali”.

Con questo “patto” la sindaca vorrebbe coinvolgere il governo su un punto in particolare, il dossier logistica, che consiste nella catalogazione di “ogni possibile edificio e area per insediamenti produttivi, industriali e di servizio, suddivisi in base a numerosi parametri. Tali aree saranno immediatamente disponibili per imprenditori che vorranno investire ed aprire aziende nel nostro territorio”. In alcune di queste zone Appendino vorrebbe ottenere delle “free tax area” (come quelle che dovrebbero essere fatte nell’area dell’Expo a Milano o a Bagnoli) per attirare gli investitori. È qui che il ruolo del governo sarebbe fondamentale perché dovrà avviare le procedure europee per ottenere il riconoscimento. Di questo la sindaca ha già parlato con il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda: “Mi auguro, che ci sia, così come avvenuto con altre città italiane, la possibilità di coinvolgere il governo nella sua interezza in questa sfida”.

Altro punto fondamentale è la pianificazione di investimenti nelle infrastrutture. “Mi riferisco ad esempio alla linea 2 della metropolitana”, ragione per cui la prossima settimana sarà a Dubai, per il quale si ipotizza un cofinanziamento privato. Anche qui la prima cittadina richiede l’appoggio di Renzi: “Sappiamo bene però che la partnership col governo, avendo certezza di una parte delle risorse necessarie, renderebbe anche i contatti con finanziatori esteri più semplici”. Sul progetto della nuova linea delle metro Appendino ha anche raccolto l’appoggio della Cassa depositi e prestiti: “Per la metropolitana ci siamo anche noi. Parliamone”, ha affermato Simona Camerano, responsabile ricerca e studi – Area development finance di Cdp, in occasione dell’assemblea dell’Unione industriali di Torino. Appendino non ha minimamente accennato alla Tav Torino-Lione, neanche nel colloquio con Renzi.

Una prima bozza di “Open for business”, sul quale Appendino lavora insieme al capo di gabinetto Paolo Giordana e alcuni dirigenti del Comune, era stato illustrato a fine luglio a John Elkann, presidente di Fca e di Exor. A lavorare sul progetto, oltre ad Appendino, ci sono anche la Regione, il ministero per lo Sviluppo economico, gli atenei cittadini, Unione industriale, Camera di commercio e il Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte. Martedì la giunta comunale ha approvato al provvedimento per definire il piano strategico che potrebbe rilanciare la città. Sempre che il governo collabori.