Accento settentrionale, slogan anglosassoni (“Why not?”, ripete in continuazione), le massime filosofeggianti e le idee di “efficientismo”. La presentazione del nuovo assessore M5s alle Partecipate del Campidoglio Massimo Colomban è quasi tutta qui. Arriva dal ricco Nordest del suo Castelbrando (lo stesso castello che in passato aveva promesso in maniera un po’ avventata agli indipendentisti veneti per farne il loro parlamento), ed è lui l’uomo incaricato di mettere ordine nella giungla delle municipalizzate della Capitale dopo la crisi della giunta grillina delle scorse settimane. Magari inchiodando ai loro doveri i dipendenti pubblici romani con un nuovo codice comportamentale che si augura “il più rigido possibile”, l’unica novità annunciata nel suo giorno di esordio in Campidoglio. Lui, che di società ne ha risanate tante, pubbliche e private, ma che di Roma e della sua situazione per il momento conosce poco o nulla, neanche le metro come confessato a radio 24.

Colomban è imprenditore da sempre vicino alla Casaleggio associati (fondatore insieme ad Arturo Artom della rete Confapri e legato al cofondatore del Movimento 5 stelle). “Non voglio etichette politiche”, dice a chi gli domanda se avesse ricevuto telefonate da parte di Casaleggio junior e di Grillo. “Nessuna telefonata, non voglio etichette politiche. Non ero entusiasta all’inizio per la gravità che questo incarico comporta ma sono dalla parte degli innovatori e sono qui perché c’è un team professionale”, ha detto. “Mi sto documentando a 360 gradi sulla situazione del Comune di Roma, sto anche leggendo il libro di Ignazio Marino per fare tesoro di ciò che è stato fatto prima”.

Non a caso la sua prima conferenza stampa (insieme all’altro nuovo assessore Andrea Mazzillo, che però in Campidoglio c’era già come capo staff prima di essere promosso al Bilancio), è stata di pura presentazione, nemmeno programmatica. “Sono arrivato da soli tre giorni”, mette subito le mani avanti. Ed è impossibile dargli torto, anche se dall’insediamento del governo ne sono passati più di cento. Nessuna indicazione, dunque, su tutte le ipotesi più disparate e ventilate negli ultimi giorni: tagli e licenziamenti, privatizzazioni o fallimenti controllati, la nomina del nuovo amministratore Ama. Lui ribatte sempre che “è troppo presto, prima voglio studiare e capire la situazione”: “Rispondere a domande specifiche sarebbe da incoscienti e presuntuosi. L’arroganza si accompagna all’ignoranza, l’umiltà all’intelligenza”, spiega l’assessore che dice di fare del pragmatismo un valore esistenziale. Anche se aggiunge di “non aver mai licenziato nessuno nella mia vita” e di “non avere intenzione di iniziarlo a fare ora”: perché “dietro ogni persona c’è una famiglia e un amore per quello che si fa”. Mentre non esclude una partnership con i privati (“perché no, se può servire a migliorare il servizio”), specificando però che “ogni eventuale decisione sarà discussa, e comunque lavoreremo per far funzionare le aziende come pubbliche”. L’obiettivo, inutile dirlo, è quello di “efficientare società che non sono efficienti e che non producono profitto ma debito. Abbiamo ereditato situazioni molto critiche”.

Insomma, ci vorranno “settimane” per le prime decisioni, “almeno un semestre” per i primi risultati. L’unica certezza è l’arrivo imminente (“entro 30 giorni”) di “nuove regole di moralizzazione” per i dipendenti del Comune: un “codice comportamentale che si applicherà innanzitutto a noi e poi alle partecipate” e che servirà per “porre fine al malaffare”. Anche su questo punto l’assessore è stato vago, spiegando che “ho qualche idea su come debba essere, al momento i contenuti sono al vaglio dei nostri legali”. “Io me lo auguro il più rigido possibile”. E chissà come verrà accolta questa svolta autoritaria dall’anarchia del settore pubblico romano. Tempo al tempo. Intanto Colomban, da “marziano” a Roma ma pure nel Movimento 5 stelle, non rinnega del tutto i suoi precedenti politici con la Lega: “Ho aiutato Zaia per mandare a casa Galan, non mi devo giustificare. Sono sempre stato dalla parte degli innovatori. Pure Renzi, anche se da lui sto ancora aspettando alcune cose che aveva promesso”. E se la prende con i giornalisti colpevoli di “scrivere falsità”: sempre con garbo, perché “la differenza fra le persone e gli animali è la parola. Non si dicono bugie”. Quasi sconvolto da tutta l’attenzione mediatica che gli è stata riservata negli ultimi giorni. È appena arrivato, dovrà abituarsi anche a questo.

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