Cos’è l’autoconvincimento?

Si tratta di una tendenza della psiche a ricercare, una volta attuata una scelta, le più varie motivazioni che possono rinforzarla. Faccio un esempio per farmi capire: un ragazzo che deve scegliere a quale facoltà iscriversi opta per Ingegneria perché anche il suo miglior amico vi andrà. Dopo aver effettuato la scelta il lavoro mentale lo porta a considerare che è una facoltà che offre possibilità di lavoro futuro, che è ben organizzata, che le altre erano peggiori e avevano molti difetti. Se avesse scelto Economia avrebbe attuato una analogo lavoro mentale per auto convincersi che si tratta della facoltà ideale. L’autoconvincimento serve al nostro apparato psichico perché rende la scelta, spesso attuata per ragioni inconsce oppure coscienti ma di opportunismo, come la migliore e risparmia energia psichica in quanto, quando siamo completamente autoconvinti, non avremo più dubbi e non ci sentiremo in colpa per non aver messo in atto altre opzioni. Per questa tendenza all’autoconvinzione quando una ragazza ha un fidanzato trova decine di ragioni per ritenerlo il migliore per poi una volta lasciato trovarne altrettante per considerarlo schifoso. Un giornalista assunto in un giornale schierato per un partito politico trova, autoconvincendosi, molte ragioni per ritenere che la linea politica perseguita sia frutto della sua intima e libera determinazione e non mera conseguenza di un’assunzione.

Autoconvincimento e scelta referendaria

Nella scelta per il Sì o il No al referendum sulla riforma costituzionale questa tendenza all’autoconvincimento appare massiccia in entrambi gli schieramenti. Non ho ancora trovato un commentatore che esponga con un certo distacco e capacità critica perplessità, dubbi o un elenco di ragioni che porterebbero al Sì o al No. Tutti, indistintamente, partono affermando che il Sì o il No sono la scelta migliore per poi elencare decine di ragioni che confermano questa scelta. Possibile che l’elenco, lungo e articolato, dell’avversario non li scalfisca neppure e non possano dire: “Io continuo a propendere per questa scelta ma riconosco che una ragione di un avversario ha una sua intrinseca validità”? Possibile che proprio tutte le motivazioni siano così evidenti? Come mai gli avversari mostrano che per loro è assolutamente evidente il contrario? I più buffi sono i costituzionalisti schierati 50 di qua e 100 di là. Dall’alto di dotte argomentazioni, tutte rigorosamente inattaccabili e basate su prove certe,  dicono o tutto il male o tutto il bene. Ma è serio tutto questo? Tutti questi studiosi sono persone serie nel momento in cui, utilizzando il loro ruolo istituzionale professorale, ammantano di scientificità e autorevolezza la loro personale lotta politica? Dovrebbero avere l’umiltà di dire: io la penso così come uomo schierato politicamente mentre come studioso costituzionalista vedo questi pro e questi contro. Addirittura si arriva a pensare che tutti gli avversari, secondo i sondaggi circa la metà degli italiani per ogni schieramento, siano tutti scemi o addirittura corrotti. Ognuno non comprende ciò che per l’altro è assolutamente evidente. In prossimità del referendum sono certo che si dirà che: “Quelli che votano diversamente da me sono coglioni, delinquenti e mafiosi”.

Si può parlare del referendum con distacco e riflessione?

Ho paura di no. Mi verrebbe spontaneo elencare alcuni motivi che mi attirano per il Sì (calo del numero dei parlamentari, abolizione del Cnel) o per il No (eccessivo potere presente nelle mani di chi vince alla Camera, rischi di conflitto fra nuovo Senato e Camera) ma ritengo sia assurdo. La tendenza non è a riflettere sui contenuti ma seguire un’onda emotiva che porta ad attuare una scelta di campo a priori. Solo in una fase successiva verrà posto in atto l’autoconvicimento per trovare le ragioni della propria decisione. Ribadisco però che la scelta è già presa a prescindere e le ragioni, apparentemente razionali, sono solo una foglia di fico per coprire le “basse” motivazioni emotive e inconsce che ci guidano.

Vorrei chiedere ai lettori di ipotizzare quali spinte profonde e nascoste possono agire.