Matteo Renzi ha detto di essere pronto a valutare le modifiche alle legge elettorale se ci sarà un accordo in Parlamento e ora arrivano le prime proposte dall’area governativa. Come a dire che se aspettava un segnale dall’interno dei palazzi, qualcuno si sta organizzando. I primi sono stati gli esponenti della corrente dei Giovani Turchi del Pd che fa capo al presidente dem Matteo Orfini e al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. I testi, depositati a Camera e Senato, non prevedono il secondo turno, come invece l’Italicum. Proprio il ballottaggio è uno dei punti su cui Renzi ha detto di non essere disposto a mediare.

Anche Area popolare ha messo a punto una propria proposta di modifica che sarà depositata nei prossimi giorni alla Camera e che, anche in questo caso, elimina il ballottaggio. Inoltre assegna un “premio di governabilità” di 90 seggi, fino a un tetto massimo di 340 seggi complessivi, che andrebbe alla coalizione più votata, purché essa raggiunga il 35%.

La proposta dei Giovani Turchi prevede l’attribuzione di un premio di governabilità di 90 seggi (ossia circa il 14% sul totale dei seggi della Camera dei deputati) alla lista che ha conseguito il maggior numero di voti e che abbia ottenuto almeno il 20% dei voti validi espressi a livello nazionale”. Il premio, spiegano i firmatari, “non eccederebbe quindi il livello massimo raggiungibile al primo turno sulla base dell’Italicum attuale dove, come è noto, il premio può arrivare a circa il 14% nel caso la prima lista consegua il 40% dei voti. Al di sopra di quel livello, secondo il sistema qui proposto, il premio non potrebbe comunque attribuire un numero di seggi aggiuntivi superiore ai 340 seggi, già individuati dalla legge come un numero di deputati che garantisce una sicura maggioranza al partito più votato. Al di sotto di quel livello, invece, la formazione di una maggioranza richiederebbe una coalizione con uno o più partiti minori”. Questa formula e in particolare l’attribuzione di “un consistente premio di governabilità al primo partito” permetterebbe “di evitare la via obbligata di una grande coalizione e renderebbe sufficiente l’alleanza con una o più forze minori, salvaguardando al tempo stesso il primato del partito più votato e l’attitudine di questo ad esprimere il Presidente del Consiglio”. Verrebbe quindi salvaguardato uno dei capisaldi dell’Italicum.

Coerentemente con tale impostazione, se la lista più votata ha già conseguito un numero di voti che le consente di vedersi attribuiti un numero di seggi uguale o superiore a 340, il premio non ha ragione di scattare in quanto la maggioranza dei seggi sufficiente a garantire un buon grado di governabilità è già stata conseguita dalla lista più votata. In altre parole, le elezioni avrebbero un chiaro vincitore e la formazione di una maggioranza sarebbe favorita, evitando al tempo stesso ogni rischio di eccessivo allargamento del premio”, sottolineano. Secondo Orfini e Orlando, “il superamento del doppio turno e l’attribuzione di un premio fisso al primo partito appaiono pienamente compatibili con il mantenimento dell’impianto dell’Italicum per quanto riguarda sia le circoscrizioni elettorali e i collegi plurinominali, che le modalità di espressione del voto”.