Cambiare il mondo? Ma non scherziamo. Se per la maggioranza equivale al sogno infantile precursore di un’utopia da megalomani, per una minoranza diversamente residente è un obiettivo possibile e imprescindibile. Già, perché è l’unico modo per raggiungerne un altro: salvare la Terra, cioè salvare noi stessi. Un documentario dal perentorio titolo di Domani ci spiega semplicemente come fare.
Dietro alla macchina da presa una delle attrici francesi più affascinanti, Mélanie Laurent, indimenticabile eroina dei Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, insieme al documentarista Cyril Dion, che firma anche la sceneggiatura del film. Benché Dion abbia iniziato a scrivere l’idea di Domani già nel 2010 è con la scoperta di un apocalittico articolo di Nature del 2012 che il documentario prende la sua forma. (Qui l’articolo su Nature)

Nel servizio apparso sull’indiscusso vangelo scientifico si annunciava l’imminente quanto drammatica scomparsa del genere umano giunto alla sua “sesta estinzione”. La causa descritta dalla rivista suonava piuttosto ovvia: molto presto verranno a mancare le condizioni sufficienti e necessarie per la sopravvivenza del nostro ecosistema. Il tempo a disposizione per ripristinare tali condizioni è di circa una ventina d’anni, cioè nulla. Domani è quindi da intendersi letteralmente, non metaforicamente, fanno intendere i registi stimolati tanto dall’allarme di Nature quanto da chi già si è prodigato a cambiare il proprio modello esistenziale. Di questo, infatti, si tratta: modificare alcuni sistemi codificati nell’Occidente del progresso che si fondano ontologicamente sull’economia del consumo fine a se stesso

Ma come convincere chi vive nel benessere a rinunciare al proprio stile di vita per adottarne uno – sulla carta – assai più punitivo? “Semplicemente spiegando che ci stiamo estinguendo e mostrando che un cambiamento del modello consumistico non significa necessariamente tornare a vivere nelle caverne!” dichiarano i registi nel film. Ed è proprio per dimostrare che un’altra vita è possibile, e può anche essere piacevole, che Laurent e Dion hanno girato il mondo alla scoperta di iniziative virtuose orientate a tale cambiamento. Domani è dunque un road movie a tappe organizzato per capitoli emblematici corrispondenti alle aree sui cui si fonda la nostra esistenza: agricoltura, energia, economia, democrazia e istruzione. Ciascun settore è ovviamente connesso all’altro ed è bello constatare come in piccoli centri situati dagli States al Regno Unito, dalla Danimarca all’India passando per Islanda, Francia, Reunion e Finlandia esistano eccezioni alla regola del becero consumismo.

Se a Detroit esistono più di 1600 “D Town Farms” (fattorie urbane) guidate da personaggi magnifici come un signore rasta giamaicano che non esita a definire “farming is sexy”, a Copenhagen l’energia è pressoché quasi completamente derivata da fonti alternative al petrolio. E ancora a San Francisco assemblare il compost è diventato cool mentre in una cittadina indiana gli abitanti sono riusciti a superare il rigido concetto di casta a favore della condivisione.

Vedere Domani ha un effetto contagioso: impossibile resistere alla tentazione di immaginare un mondo diverso e sostenibile, laddove ciascuno può contribuire mettendo in pratica le parole chiave “ridurre, riutilizzare, riciclare, riparare, condividere”. In Italia – dove esce giovedì 6 ottobre per Lucky Red – è patrocinato da ogni sigla ecoriferita: Legambiente, Greenpeace, Slow Food Italia, Lifegate, Campagna Amica e naturalmente il ministero per l’Ambiente.