Virginia Raggi ‘eterodiretta’ da Beppe Grillo? Trovo che questa critica sia immeritata e particolarmente sessista, sia perché è sgradevole ritenere una donna “teleguidata” dall’alto, come Ambra Angiolini da Boncompagni a ‘Non è la Rai’, sia perché paradossalmente il problema della Raggi, agli occhi di molti grillini della prima ora e dei suoi stessi colleghi, è quello di essere molto libera. In questo senso, mi ricorda molto Pizzarotti”. Così il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, commenta a Otto e Mezzo (La7) una definizione più volte attribuita alla sindaca di Roma. Nella sua analisi, Scanzi osserva: “La Raggi, agli occhi dello zoccolo duro degli attivisti del M5S, non è stata minimamente indebolita. Ho visto la due giorni del M5S a Palermo e la Raggi è stata accolta come una sorta di semidea. Per me questa è la conferma che da tempo è in atto uno iato tra l’informazione canonica e lo zoccolo duro degli attivisti pentastellati. Paradossalmente più la Raggi viene attaccata, più viene difesa dai grillini della prima ora. Altra cosa è la valutazione degli elettori neutrali o dubbiosi del movimento”. Il giornalista si sofferma poi sull’operato della prima cittadina romana e si esprime sulle ultime dichiarazioni dell’ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, che ha recentemente paventato un ritorno della destra: “Non sono per niente d’accordo su questo punto. Bersani, più passa il tempo, più è divertente, piacevole e acuto. Magari lo fosse stato anche tre anni fa. Uno dei suoi punti deboli è sempre stato quello di ritenere i 5 Stelle un fenomeno passeggero e marginale come fu ‘L’Uomo Qualunque’. Invece, secondo me”- prosegue – “il M5S è qualcosa di endemico, soprattutto negli under 40, che fino a prova contraria continueranno a votare a lungo. Dire che il M5S è più debole del centrodestra oggi mi sembra o un errore politico o, più probabilmente, una maniera per arringare quella parte di elettorato di sinistra che guarda sempre con più dispiacere Matteo Renzi”. Nel finale, Scanzi fa una diagnosi dello stato attuale del centrodestra: “Tutto dipende dalla variabile Renzi. Il premier sta spostando sempre più il centrosinistra verso un centro di centrodestra. Se quindi riesce a convincere i ‘moderati’, è ovvio che c’è spazio soprattutto per la parte meno moderata del centrodestra. Tuttavia, vedo un centrodestra profondamente marginale”