Definito il “dialettico” come “colui che sa formulare proposizioni e obiezioni”, Aristotele, [Topici, VIII (θ), 14, 164 b], spiega che “il formulare proposizioni consiste nel trarre un’unità da parecchi elementi”, dovendo infatti essere “stabilita complessivamente un’unità, cui sarà riferita l’argomentazione”; mentre “il formulare obiezioni consiste nel trarre molti elementi da un’unità”: chi obietta “distingue oppure demolisce, concedendo alcune delle proposizioni presentate ed altre no”. Consiglia, tuttavia, lo Stagirita di “non (…) discutere con chiunque”, poiché, “quando si discute con certe persone, le argomentazioni diventano necessariamente scadenti”, sicché, avverte, “se ci si trova dinnanzi a un interlocutore, che cerca con ogni mezzo di uscire apparentemente indenne dalla discussione, lo sforzarsi con ogni mezzo di concludere la dimostrazione sarà certo giusto, ma non risulterà comunque elegante”.

A questo pensavo mentre assistevo al “duello”, svoltosi negli studi televisivi de La7, tra il professor Gustavo Zagrebelsky, socio dell’Associazione italiana dei Costituzionalisti, già professore ordinario di Diritto costituzionale presso le Università di Torino e di Sassari, nominato, nel settembre 1995, dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, giudice della Corte costituzionale, di cui è stato presidente dal gennaio al settembre 2004, campione del No al referendum oppositivo alla riforma costituzionale, e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, segretario del Partito democratico dal dicembre 2013, già presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, sindaco di Firenze dal 2009 al 2014, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ad interim dal 20 marzo al 2 aprile 2015 e ministro dello Sviluppo economico ad interim dal 5 aprile al 10 maggio 2016, campione del Sì.

I contendenti vengono da due mondi diversi come, peraltro, diverso è il loro rapporto con il medium televisivo: il “signor Presidente del Consiglio” incalza con domandine da “Lascia o raddoppia?”, perfette per la tv, del tipo: “Davvero crede che ci sia un rischio di svolta autoritaria? In che articolo della riforma?”; il professore dialoga con calma e con pazienza che poco hanno a che vedere con i tempi della tv, concedendosi addirittura paradossi: “Rischiamo di passare da una democrazia a una oligarchia. La Costituzione di Bokassa non è molto diversa da quella degli Stati Uniti, ma ha una resa diversa, che dipende dal contesto. E questa riforma ha una resa che dipende dall’Italicum». Il “signor Presidente del Consiglio”, comunque, vuole sommergere, costi quel che costi, la civiltà delle buone maniere del “caro Professore”: campione garrulo, canta fuori tema, bara simulando obiezioni trionfalmente ribattute, imbroglia questioni ovvie, disputa serissimo su cose futili, deforma premesse scontate con variazioni impercettibili, fino a esiti paradossali; maestro di astuzie fraudolente, punta allo smantellamento dell’autorevolezza del sin troppo garbato honeste ratiocinans che ha di fronte, irridendone, a mezzo finta deferenza, al profilo da docente, jou de mode, purtroppo, in tempi di crassa ignoranza, quella dei tanti analfabeti di ritorno e degli ancor di più di sola andata.

Mano a mano che si dipana, l’altercatio degrada a teatro dell’assurdo:

Zagrebelsky: Come farà un sindaco a far parte anche del senato, se per quest’ultimo munus è richiesto un lavoro a tempo pieno?

Renzi: Ma lei, vuole ridurre i costi, velocizzare e rimodernare la costituzione, che è da 70 anni che si vuol fare?

Zagrebelsky: Chi legifererà alla fine sarà il ramo del Parlamento di nominati, è corretto?

Renzi: Ma lei, vuole ridurre i costi, velocizzare e rimodernare la costituzione che è da 70 anni che si vuol fare?

Zagrebelsky: Il presidente della Repubblica sarà eletto dalla maggioranza dei presenti… quindi non sarà super partes, ma un presidente scelto da una sola forza politica.

Renzi: Ma lei, vuole ridurre i costi, velocizzare e rimodernare la costituzione, che è da 70 anni che si vuol fare?

Zagrebelsky: Si rende conto che con questa legge non esisterà più un’opposizione e per 5 anni la forza politica di maggioranza potrà fare tutto quello che vuole, senza nessun freno? Non è democrazia!

Renzi: Ma lei, vuole ridurre i costi, velocizzare e rimodernare la costituzione, che è da 70 anni che si vuol fare?

Quando, finalmente, il “signor Presidente del Consiglio” è tornata ai vecchi, cari slogan: “Noi abbiamo smosso la palude, ma perché volete tornare alla palude?”, mi son chiesto se il Professor Zagrebelsky, prima di accettare l’invito a partecipare alla contesa che si prospettava comunque asimmetrica avesse meditato sul consiglio dello Stagirita, di “evitare di associarsi con faciloneria al primo venuto”, perché sarebbe stato, altrimenti, “necessario giungere a una discussione velenosa” e magari “agonistica”.