Renzi? Ha detto una cosa non vera, gli capita spesso. Secondo lui, io, da presidente del Consiglio, ho fatto la riforma del Titolo V. In verità, la riforma fu fatta sotto la presidenza di Giuliano Amato, che capisco ora non voglia nominare perché Amato è membro della Corte Costituzionale e preferisce prendersela con me. Ma i fatti sono inconfutabili“. E’ la nuova scudisciata che l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, intervistato su Radio Popolare, rifila al premier Matteo Renzi. Quest’ultimo, poche ora prima, sulle stesse frequenze aveva dichiarato che ‘gli articoli della revisione del Titolo V della Costituzione non sono stati fatti dai partigiani, ma dal governo D’Alema nel ’98-2001″. L’ex leader dei Ds spiega: “Fu preso un pezzo del progetto della Bicamerale, di cui certo io fui coautore, e fu trasformato in una riforma singola. Espressi allora le mie perplessità dicendo che una riforma monca avrebbe creato uno squilibrio e dato molto lavoro alla Corte costituzionale. Tuttavia, l’insistenza di Rutelli che era il candidato del centrosinistra, con il sostegno di Veltroni, e la convinzione che con quella riforma si sarebbero sottratti voti alla Lega spinsero a realizzare quella riforma con una ristrettissima maggioranza“. Poi passa all’attacco dell’Italicum e della riforma costituzionale: “Io votai no alla riforma Berlusconi che conteneva molti principi dell’attuale riforma Renzi. Resto coerente con le mie opinioni. Vedo, invece, piuttosto mutevoli quelle del presidente del Consiglio. L’Italicum che ci fu presentata come la più bella legge elettorale del mondo e imposta con un voto di fiducia, cioè con atto di violenza verso il Parlamento, adesso sembra diventata una legge figlia di nessuno, messa sul mercato per guadagnare voti al referendum“. E aggiunge: “Non approvo la riduzione anche di questioni così importanti per la democrazia italiana a puro gioco di manovra tattica e di furbizia. La politica non dovrebbe mai ridursi a furbizia, bugie, mezze bugie. Soprattutto quando si tratta di problemi che toccano la qualità della democrazia. Io sono favorevole a tornare al collegio uninominale” – continua – “dopodiché ci può anche essere il ballottaggio. Ma una legge che reintroduca le coalizioni e il premio alle coalizioni è la Calderoli, ce l’abbiamo già“. Poi sottolinea: “Passare dall’Italicum a un Italicum con coalizioni è un peggioramento. E’ già una legge brutta, ma nelle mani di Renzi e dei suoi interlocutori, come Verdini, Alfano e compagnia, potrebbe persino diventare peggiore. C’è una sola garanzia per evitarlo, la vittoria del NO al referendum. Il vero cambiamento non è l’Italicum con o senza ballottaggio, ma uscire dalla logica dell’Italicum”