In un memorandum trasmesso alle autorità israeliane il 14 settembre, Amnesty International ha descritto in dettaglio 20 casi di apparenti uccisioni illegali di palestinesi da parte delle forze israeliane, chiedendo informazioni sull’andamento delle indagini.

In almeno 15 di questi casi, le vittime sono state uccise nonostante non costituissero alcuna minaccia immediata alla vita, in quelle che sono dunque apparse esecuzioni extragiudiziali.

Le autorità israeliane non hanno risposto al memorandum, che Amnesty International ha pertanto deciso di rendere pubblico il 28 settembre.

Negli ultimi 12 mesi Israele e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, hanno visto in atto la più grave ondata di violenza dal 2005, anno della fine della seconda intifada: oltre 225 palestinesi e tre stranieri sono stati uccisi dalle forze israeliane, nella maggior parte dei casi durante sospetti, tentati o reali attacchi contro soldati, poliziotti o civili israeliani. Nello stesso periodo, da parte palestinese sono stati uccisi almeno 35 israeliani e due stranieri.

In alcuni casi, è possibile che la forza letale sia stata l’unico modo per proteggere la vita di civili o membri delle forze di sicurezza israeliane. Tuttavia in molti casi, come in quelli descritti nel memorandum di Amnesty International, le persone uccise – prive di armi, già ferite o in fuga – non costituivano alcuna minaccia immediata alla vita.

Come Hadeel al-Hashlamoun,uccisa dalle forze israeliane a Hebron il 22 settembre 2015. Aveva 18 anni. Secondo un testimone, aveva in mano un coltello ma tra lei e il soldato più vicino c’era una barriera metallica. Un’inchiesta interna dell’esercito israeliano ha concluso che la ragazza avrebbe potuto essere arrestata senza essere uccisa. Amnesty International non è a conoscenza di alcuna indagine aperta sulla sua morte.

Mentre la violenza in Israele e nei Territori palestinesi occupati prosegue, le famiglie delle vittime di uccisioni illegali. In uno solo dei 20 casi descritti nel memorandum, un soldato è stato posto sotto indagine. In molti altri casi di possibili esecuzioni extragiudiziali, le indagini non sono neanche partite.

Le ricerche di Amnesty International sono giunte alla conclusione che il sistema di giustizia militare israeliano non riesce a fornire giustizia ai palestinesi vittime di uccisioni illegali e alle loro famiglie. Anche l’operato del dipartimento per le indagini interne della polizia solleva dubbi circa la sua capacità di agire in modo imparziale e indipendente.

Le uccisioni illegali da parte delle forze israeliane non sono una novità. In un rapporto del 2014, intitolato “Grilletto facile: uso della forza eccessiva da parte di Israele in Cisgiordania”, Amnesty International aveva descritto 19 casi di uccisioni apparentemente illegali, compresi tre casi di uccisione intenzionale.