Con la fine dell’estate riparte su questo blog la serie dei post dedicati alle fandonie che concimano le menti credule, predisponendole alla semina di superstizioni contemporanee destinate ad intrecciarsi con quelle medioevali (stantie ma non debellate).

Quella di cui ci occupiamo oggi non è la tipica fola per webete vulgaris tipo “i vaccini causano l’autismo”, “Renzi ha ridotto le tasse”, “uno vale uno”, ma rappresenta uno dei pinnacoli conquistati dalle tecniche di manipolazione dei cervellini, che supera nell’empireo della demenza collettiva la pietra filosofale, i portenti del Voodoo, l’omeopatia, i danni degli Ogm o il paradiso dei lavoratori in Unione Sovietica.

Si tratta del concetto di “democrazia” inteso come metodo per far emergere, dal magma di una società estremamente complessa, articolata e liquida, una supposta “Volontà del Popolo” che determini le scelte collettive. Una volontà estrinsecabile in modo semplice ed immediato nella formulazione e nell’implementazione di costituzioni, leggi, decreti, bilanci, regolamenti, circolari e quant’altro.

Secondo i proseliti di questo bizzarro fideismo il “Popolo” avrebbe i caratteri di un’entità assolutamente omogenea i cui membri sono portatori di interessi perfettamente allineati, con identiche preferenze e aspirazioni fatte con lo stampino. Pertanto attraverso il voto “democratico” con una semplice crocetta su un simbolo si esprimerebbero questi desiderata e si selezionerebbero gli immacolati ed efficientissimi esecutori di cotale suprema Volontà, nel beato tripudio delle masse.

Purtroppo a causa di oscure macchinazioni ordite da ignobili figuri, tale nirvana “democratico” non sarebbe diffuso su tutto il globo terracqueo. Invece veniamo governati, anzi oppressi, da usurpatori imposti dalla Finanza, dai Capitalisti, dai Poteri Forti, dal Neoliberismo, dagli evasori, dagli unicorni e dagli hobbit. Visto che in Italia hanno diritto al voto oltre 40 milioni di persone non è chiaro come si convincerebbe una simile moltitudine ad auto-opprimersi, ma il webete non è tipo da lasciarsi dissuadere da una bazzecola chiamata logica.

Pertanto nel calderone che dai bar ai coiffeur abbraccia i talk show passando per i social network, si riversano le geremiadi populiste (ecumenicamente divise tra sinistra e destra) sul fatto che le macchinazioni impediscono al Popolo di esercitare la mitica sovranità. Come corollario di tale postulato è naturale che chiunque non sia allineato alla Volontà del suddetto Popolo ne è ipso facto nemico e va trattato come reprobo.

In un mondo, non dico ideale, ma dove quantomeno prevalesse una qualche forma di raziocinio, per liquidare castronerie di questo calibro basterebbe il classico invito a frequentare un paio di riunioni di condominio per verificare empiricamente la granitica coesione del Popolo di fronte al ricalcolo dei millesimi o al colore delle nuove piastrelle in cortile. E se il condominio dovesse apparire come un microcosmo troppo peculiare per trarne implicazioni sulla società nel suo complesso, basterebbe farli assistere ad un’assemblea sindacale dove si discute il rinnovo del contratto. O, per par condicio, a un Consiglio di Amministrazione, così da rendersi conto che persino tra capitalisti e finanzieri la coesione di intenti è alquanto evanescente.

Tuttavia non mi illudo che le evidenze perforino i paraocchi o interrompano gli stati onirici: la logica è strumento del tutto inefficace per ripare i danni prodotti dal martellamento neuronico. Pertanto a beneficio di chi ancora nutre un sano scetticismo, va ricordato che la democrazia nella forma moderna ha una funzione esattamente opposta a quella propagandata nei deliri populisti: la Democrazia è un metodo volto a limitare l’esercizio del potere, non a imporre l’immaginaria Volontà del Popolo. La Democrazia assicura che i potenti non rimangano tali a lungo e nel frattempo tuteli diritti delle minoranze che non sono al potere e che magari non ci andranno mai. In sostanza lo scopo principale della Democrazia Costituzionale consiste nell’erigere paletti robusti per garantirsi dall’abuso del potere, non di spianarli per consegnare il potere all’Unto del Popolo.

Nel mondo reale ognuno persegue i propri obiettivi spesso in contrasto con quelli altrui. Fuori dalla retorica da mentecatti, quando si va a votare si sceglie chi (sperabilmente) rappresenterà meglio il nostro particulare, non l’Uomo della Provvidenza che abbia carta bianca sui Destini della Nazione. E siccome non sempre sarà il nostro specifico particulare a prevalere, un sistema democratico dovrebbe limitare la possibilità che chi vince ne approfitti a proprio vantaggio. Per questo il sistema democratico mette in piedi un sistema di equilibri e di garanzie assicurato dalla tripartizione dei poteri. Invece se il Popolo fosse ferreamente coeso non ci sarebbe nemmeno bisogno di elezioni.

Chi fa bella mostra degli specchietti semantici per allodole come “bene comune”, “obiettivi condivisi”, “collettività”, “interessi di tutti” in realtà vuole perseguire, ricorrendo al grimaldello della retorica d’accatto, gli interessi propri e quelli dei sodali. Non a caso quanti si ammantano dell’afflato sui grandi ideali spesso sono i più famelici in materia di mazzette e poltrone. Storicamente è stato l’alibi morale della purezza a offrire, a prezzi di realizzo, l’autoassoluzione plenaria per tutte le nefandezze.