La speranza di vita degli abitanti di Taranto è nettamente inferiore rispetto agli abitanti della provincia e anche del resto della Puglia. Ogni anno nel capoluogo jonico, su una popolazione di circa 200mila abitanti, si perdono 1.340 anni di vita facendo un raffronto con la regione. Lo evidenzia uno studio presentato dall’associazione ambientalista Peacelink, che a elaborato i dati di mortalità in città – circa 2000 decessi all’anno – calcolando così gli anni di vita persi.

Tra il 2003 e il 2013, a Taranto sono andati persi 937 anni di vita in media ogni anno facendo un raffronto con la provincia, nonostante gli indicatori di deprivazione socio-economica abbiamo un impatto maggiore nei comuni limitrofi al capoluogo e quindi, in teoria, il risultato atteso avrebbe dovuto essere diverso. La forbice si allarga ancora di più nel confronto con la media regionale (1.340 anni di vita) e arriva a 2665 se Taranto viene raffrontata al comune pugliese con il dato migliore. “La ricerca ha inteso contare quanti anni di vita vengono mediamente ‘sottratti’ alle persone anche a causa delle note situazioni di inquinamento ambientale che generano criticità sanitaria a volte palesi e a volte invisibili”, spiegano da Peacelink.

“I dati non erano mai stati elaborati con una simile metodologia e cercano di misurare la divergenza di potenzialità di vita tra i territori – prosegue l’associazione ambientalista, da anni in prima linea nella lotta contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva – In questo la differenza tra le speranze di vita assolve molto bene, senza grosse distorsioni, al compito di comprendere le differenze fra la durata della vita a Taranto e quella nella sua provincia e nella regione”. Disaggregando i dati tra uomini e donne emerge che a perdere più anni di vita sono i primi. Tra il 2003 e il 2013 i tarantini hanno visto smaterializzarsi 7.228 anni di vita (3.075, le donne) rispetto a chi abita in provincia, 10.030 (4.710) se il raffronto avviene a livello regionale e 15.614 (13.703) rispetto ai comuni di Bari e Lecce che in quell’arco temporale hanno rappresentato il dato migliore in Puglia.

L’importante deficit accumulato dai tarantini, secondo Peacelink, andrebbe monitorato attraverso l’istituzione dell’Osservatorio della mortalità in real time, per cui è stata già presentata la richiesta al Comune. Così, spiegavano gli ambientalisti già un anno fa, si avrebbero “dati aggiornati mese per mese e disaggregati territorialmente in modo da verificare in ‘tempo reale’ se la mortalità è più alta nei quartieri vicini all’area industriale”. Un progetto a “costo zero” che “sarebbe molto utile per tutti i ricercatori che seguono Taranto come caso di studio e che si scontrano con dati non aggiornati o aggiornati con grande lentezza per ragioni burocratiche” e “permetterebbe di ricostruire le tavole di mortalità per aree suburbane omogenee dotando le istituzioni e i ricercatori di potenti e aggiornati strumenti di analisi” su una territorio che, nel 2009, l’anno peggiore tra gli undici presi in esame, si collocavano al 96esimo posto per aspettativa di vita tra le 107 province italiane.