A un mese dal sisma che ha raso al suolo Amatrice, arriva l’ennesimo wishful thinking (proposito irrealistico) di Renzi: il ponte sullo Stretto, usato come argomento di distrazione di massa dalle stringenti priorità del Paese. Tra tutte, la messa in sicurezza del territorio e del patrimonio immobiliare. Il 70% del territorio italiano è a rischio frane, franano Sicilia e Calabria, la regione più vulnerabile, con il 100% del suo territorio in condizioni di precarietà assoluta. In barba agli slogan sciamanici renziani, continuano a crollare università e palazzine; è cronaca quotidiana, la caduta di controsoffitti e di intonaci nelle scuole.

Già all’indomani del terremoto che ha colpito i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, causando centinaia di morti e feriti, il titolista Renzi aveva pronto l’ennesimo slogan, “Casa Italia: piano di prevenzione contro i terremoti (a tragedia avvenuta), non spiegando come mai il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, in carica con quel ruolo nel governo Renzi dal 2 aprile 2015, non avesse ancora approvato le nuove norme tecniche contenenti, peraltro, le linee guida della classificazione sismica, e stilate nel novembre 2014.

Documenti fondamentali (e trascurati, secondo la denuncia del direttore della rivista ingenio-web.it, Andrea Dari) per la concessione degli incentivi per il miglioramento sismico, che, se approvati a tempo debito, forse avrebbero innescato un processo virtuoso nel mercato immobiliare italiano, creando una coscienza e una sensibilità condivise sul pericolo sismico.

Sempre all’indomani del sisma che il 24 agosto ha colpito il Centro Italia, Renzi, per avere una “visione” della ricostruzione, si era precipitato in elicottero a Genova dal senatore a vita Renzo Piano, l’architetto del “rammendo” delle periferie, della “microchirurgia”, degli “interventi meno invasivi possibile”; ma meglio conosciuto nel mondo per la recente torre più alta d’Europa a Londra, lo Shard Bridge London; per il progetto Daimler Benz della Potsdamer Platz a Berlino; per il Centro George Pompidou e di Parigi, solo per citare alcune delle sue opere più importanti.

Nonostante l’insopportabile retorica di Renzo Piano sulla bellezza nascosta nel degrado delle periferie, i principi generali che muovono il gruppo di lavoro G124, voluto dal senatore nel 2013 per il “piano per le periferie” promosso da Renzi, sono condivisibili; ma a parte alcuni interventi episodici, a distanza di tre anni, non si vede traccia di un processo di rinnovamento urbano che interessi in modo sistematico le città e le sue periferie.

Siamo lontani anni luce dallo straordinario programma messo in atto in Spagna a partire dagli anni 80, con una politica di rinnovamento che ha visto nella ristrutturazione immobiliare una delle strategie più importanti per riscattare il paese dalla crisi economica e che ha concretizzato in Barcellona (Barcelona, posa’t guapa) il suo esemplare più riuscito.

La colpa non è certo dell’architetto Renzo Piano; è da attribuire, piuttosto, all’ingenuità di approccio alla realtà di Renzi, come scriveva l’economista Paolo Leon in un puntuale ritratto del premier: “L’ingenuità di questo approccio alla realtà, anche a quella politica, è però importante, perché rivela come le adesioni del passato renziano alle correnti economiche e sociali liberiste non derivino da una profonda convinzione, ma dal semplice riflesso di ciò che accade e che è generalmente parte della cultura dominante”.

L’annuncio del ponte sullo Stretto, accompagnato dall’affermazione naif  “si possono creare centomila posti di lavoro”, fa il paio con il colpevole, tardivo annuncio del piano “Casa Italia”; e, ancora, con la superficialità dei contenuti usati per promuovere il “piano per le periferie” (senza mai entrare nelle dinamiche delle strutture sociali) e per lanciare il programma (senza riscontro) “scuole belle e sicure”.

In realtà – come si diceva – siamo al cospetto dell’ l’ennesimo wishful thinking, l’enunciazione di un proposito impregnato di desiderio, che di fatto è lontano da un programma politico con ricadute reali. E’ solo “un pensiero pieno di desiderio” ingannevole per i cittadini; ma che dà la misura della spregiudicata ambizione politica di Renzi.