Un thriller porno gay per James Franco. S’intitola King Cobra e dopo la prima mondiale allo scorso Tribeca Festival, e l’anteprima europea nei prossimi giorni al London Film Festival, uscirà in sala dal 21 ottobre 2016 negli Stati Uniti. Non è la prima volta che Franco, attore hollywoodiano interprete di blockbuster, come di tutta una personale, lunga e ricchissima filmografia da produttore e regista ultraindipendente, si getta anima, tutto il corpo, e portafoglio, in un’avventura cinematografica culturalmente al limite. Già perché King Cobra, storia della scoperta, ascesa e concorrenza spietata nata attorno alle performance davanti alle videocamere dell’aitante Sean Paul Lockhart, alias Brent Corrigan, divo del porno gay, è uno di quei titoli che armeggiano a livello di visione esplicita direttamente con il v.m.18 (negli Usa NC-17 ndr) e che allo stesso tempo, vista la presenza di nomi importanti nel cast, vuole crearsi uno spazietto a livello distributivo comunque nel mainstream.

James Franco interpreta Joe, uno dei due produttori spiantati della Viber Boyz, che vorrebbe scippare le grazie di Brent Corrigan al collega Stephen, qui interpretato da Christian Slater (Il nome della rosa, Robin Hood, Schegge di follia). Solo che quello che sembra un semplice scontro “aziendale” si tramuta nel gennaio 2007 in un violento omicidio. Joe e il socio Harlow (Keegan Allen) uccidono Stephen con 30 coltellate, incendiandogli casa e facendo ritrovare il suo corpo a Luzerne County, nella regione carbonifera della Pennsylvania. Storia vera raccontata nel libro Cobra Killer, di Andrew E. Stoner e Peter A. Conway, in cui Stephen è Kocis fondatore nella realtà della casa di produzione Cobra Video che fece esordire Brent nel porno e lo portò al successo. Com’è altrettanto vera la messa in scena di corpi nudi che vanno ben oltre “ i dolci baci e le languide carezze” con Franco in scena, avviluppato in un threesome che ricorda la memorabile commedia Shortbus (2006).

38 anni da Palo Alto California, Franco ha una filmografia lunga chilometri. E’ stato Allen Ginsberg in Howl (2010), escursionista sfortunato e coraggioso in 127 ore (nomination all’Oscar come miglior attore nel 2010), James Dean in una serie tv di successo; e ancora Harry Osborn nella trilogia di Spider Man diretta da Sam Raimi. Ma se c’è qualcosa per cui Franco va fiero, finendo oramai di default al Festival di Venezia ogni anno, è questa sua doppia vita creativa/artistica dedicata da un lato all’insegnamento con corsi di cinema in diverse e prestigiose università statunitensi; dall’altro alla produzione, regia e interpretazione di film a basso budget in cui si affrontano tematiche più delicate e complesse. Intanto ci sono i due film da regista più “politici” tratti da William Faulkner – The sound and the fury (2014), As I lay dying (2013); da John Steinbeck (In dubious battle), appena visto al Lido dove l’attore californiano interpreta un bracciante attivista politico negli anni ‘30; e lo straordinario Child of god tratto Cormack McCarthy.

A breve lo vedremo calvo in Zeroville, film che girò addirittura sul red carpet veneziano mentre presentava un altro suo titolo un paio di anni fa; o il più sperimentale The Mad Whale girato con pochissimi mezzi assieme ai suoi studenti della UCLA. Infine c’è tutto il bordone più “bizarre” che parte dall’epoca in cui era il compagno di Sean Penn in Milk di Gus Van Sant, al gangster coi denti d’oro nel vietatissimo Spring Breakers di Harmony Korine, fino al recente Interview, demenziale spy story sulla dittatura in Corea del Nord, dove assieme al sodale Seth Rogen è riuscito a rinverdire l’attenzione rispetto alla sua sessualità. I buffi video dei due attori nudi in mezzo ad un bosco mentre campeggiano, girati in rete sia ufficialmente come assurdi trailer per lanciare il film, ma anche privatamente sul suo account di Instagram dove Franco è particolarmente prolifico, hanno spinto l’attore ad un divertito balletto di dichiarazioni ed interviste in cui alla fine dei conti ha parlato di una sua presunta bisessualità o pansessualità. Difficile però stargli dietro. Più facile intuirne traiettorie mimetiche e anarcoidi in questo sua infinita filmografia da cui si deduce almeno un dato: a fare cinema Franco si diverte un mondo e si sente davvero libero di essere uno, nessuno e centomila.