“What is it? Why does he have to shout?”. La regina Elisabetta II d’Inghilterra, tra le mura di Buckingham Palace, aveva reagito così nel 2009 quando Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, aveva rumorosamente richiamato l’attenzione di Barack Obama. Ma aver irritato persino la solitamente compassata regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, capo del Commonwealth, governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra, comandante in capo delle forze armate e signora dell’Isola di Man è solo uno degli effetti delle innumerevoli gaffe del fu Cavaliere, cintura nera di frasi inappropriate, imbattibile campione di gaffe e figuracce.

Memorabili, purtroppo, sono le corna fatte al vertice UE del 2002, proprio durante la foto ufficiale. In realtà sembra fossero rivolte a una scolaresca che passava da quelle parti proprio in quel momento, ma i tanti fotografi presenti hanno comunque immortalato uno scatto iconico, più da “Amici miei” che da summit internazionale tra capi di Stato e di governo. L’anno dopo, mentre pronunciava il discorso ufficiale di inaugurazione del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea all’Europarlamento, è poi arrivata forse la peggiore delle gaffe berlusconiane, una frase che ha fatto ridere pochi, indignato tanti e fatto vergognare tantissimi. Per rispondere alle feroci critiche del tedesco Martin Schulz, all’epoca vicepresidente del gruppo del Partito socialista europeo, Berlusconi non aveva trovato di meglio da dire se non la seguente, infelicissima frase: “Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò!”. Gelo in aula, mentre resta negli annali la faccia tra lo sconcertato e il rassegnato di Gianfranco Fini, seduto accanto all’ex alleato di governo.

Sempre sul fronte internazionale, Silvio Nostro qualche anno dopo aveva deciso di dare il benvenuto da par suo al neopresidente statunitense Barack Obama. Durante un incontro con il presidente russo Dimitri Medvedev, Berlusconi aveva detto che il nuovo inquilino della Casa Bianca “ha tutto per andare d’accordo con Medvedev: è giovane, bello e abbronzato”. Dare del nazista a un politico tedesco e dell’abbronzato al primo presidente afroamericano della storia degli Usa non è roba da poco. Solo Berlusconi poteva arrivare a tanto, peraltro senza mai sentire il bisogno di scusarsi. Perché il Nostro ha sempre genuinamente creduto di essere simpatico per davvero, di poter scatenare l’ilarità generale con frasi inappropriate e mai sentite prima in summit di quel livello.

Colpa anche di chi, all’interno del cerchio magico e nelle zone limitrofe, ha sempre riso di gusto alle boutade berlusconiane, perché il Re andava compiaciuto, perché quella forzista è sempre stata l’unica corte della storia ad avere il monarca che vestiva i panni del giullare e viceversa. E proprio alla sua gente, l’ex premier ha riservato le sue ormai leggendarie barzellette, quelle pruriginose come piacciono a lui, quelle che non farebbero ridere nemmeno la platea del Bagaglino ma che lui raccontava come fossero le storielle più divertenti della storia dell’umanità. La più nota, ambientata nell’Ufficio Brevetti e raccontata in pessimo accento napoletano durante un ufficio di presidenza del fu PdL, è la seguente: si presenta un contadino per depositare un brevetto bizzarro. Una mela speciale che, citiamo letteralmente, “sa di fica”. L’impiegato dell’ufficio è incredulo e il contadino lo invita ad assaggiarla. “Ma sa di culo!”, urla schifato il malcapitato. “E giratela”, interviene il contadino. Giù risate, applausi e schiamazzi, naturalmente.

Ma se sulle barzellette volgari Berlusconi non ha mai temuto rivali, sulle nozioni storiche ha sempre avuto qualche problema. Da Mussolini che “ha fatto anche cose buone” e che “non ha mai ammazzato nessuno e in fondo mandava gli avversari in vacanza al confino”, fino alla clamorosa gaffe in diretta tv a Porta a Porta quando, ospite assieme a Fausto Bertinotti, aveva detto al leader di Rifondazione di essere “pronto a incontrare papà Cervi”, genitore dei sette fratelli trucidati dai fascisti nel 1943. Peccato, però, che Alcide Cervi è morto nel 1970. Tra i più bersagliati dai suoi giochini da bimbo discolo, poi, la povera Angela Merkel: prima costretta a sopportare il nascondino del premier italiano durante un vertice a Trieste, poi lasciata ad attendere Sua Emittenza durante il cerimoniale di benvenuto di un summit internazionale. Berlusconi, però, era beatamente al cellulare, con la cancelliera tedesca che lo osservava sbigottita a pochi metri di distanza.

E poi, ancora, i gesti di apprezzamento di fronte alla beltà di Michelle Obama (che evitato accuratamente di avvicinarsi), il braccio strattonato di re Juan Carlos, il gesto del mitra nei confronti di una giornalista russa durante una conferenza stampa con Vladimir Putin (giornalista, mitra, Putin. L’equazione è piuttosto semplice). E potremmo davvero continuare all’infinito, perché nel corso di oltre vent’anni di carriera politica, l’ex Cav. ne ha combinate di ogni tipo. Molto prima della discesa in campo di Donald Trump, insomma, Berlusconi aveva già fatto ridere mezzo mondo. Almeno su questo, siamo arrivati prima degli americani. Purtroppo.