Il primo ottobre Sylvano Bussotti compie 85 anni. Per festeggiare il grande compositore, da oggi Roma e Genazzano vivranno tre intensissime Giornate Internazionali. Esse rappresentano la seconda tappa di un progetto triennale dal titolo I teatri di Sylvano Bussotti, curato dalla musicologa Daniela Tortora, avviato a Palermo il 5 novembre dell’anno scorso: la data ricordava la prima assoluta d’una delle opere chiave di Bussotti, la Passion selon Sade, avvenuta cinquant’anni prima proprio nel capoluogo siciliano. Il progetto complessivo coinvolgerà diverse altre città, ripercorrendo i luoghi teatrali per i quali Sylvano ha lavorato. Sarà l’occasione per ripassare in rassegna l’intera produzione del Maestro, mobilitando musicologi, critici, musicisti, danzatori, coreografi, attori, mimi e registi.

Sylvano Bussotti, fiorentino, è un artista proteiforme, compositore, pittore, poeta, regista di teatro e di film, costumista, scenografo. Essenzialmente autodidatta, da bambino e da ragazzo ha studiato violino in Conservatorio a Firenze, armonia e contrappunto con Roberto Lupi, pianoforte con Luigi Dallapiccola. La formazione pittorica gli è venuta dallo zio materno, il pittore Tono Zancanaro. A metà degli anni ’50 frequentò a Parigi i corsi di Max Deutsch. Conobbe Pierre Boulez e Heinz-Klaus Metzger, che lo introdusse a Darmstadt, dove incontrò John Cage: contatto determinante per la sua concezione estetico-compositiva.

Le “giornate” di Roma e Genazzano recano il titolo BussottiOperaBallet. È questa la sigla, adottata nel 1978, sotto la quale per una quindicina d’anni Bussotti ha poi assemblato molti suoi lavori, dei più diversi generi, in un’idea di “teatro globale” che coltiva l’intreccio della musica con le altre arti, la danza in primis. Nel 1984 questa visione estetica si è poi concretata in una vera e propria Scuola Spettacolo, e a Genazzano, residenza dell’artista, si celebrò il primo Festival BOB.

Il nutrito programma delle Giornate è stato predisposto da un comitato scientifico dove a Daniela Tortora si aggiungono altri due profondi conoscitori della musica contemporanea, Ivanka Stoianova e Jürgen Maehder. Accanto ai concerti e alle esibizioni coreografiche, il convegno focalizzerà l’attenzione su opere centrali come Lorenzaccio (1972, da Alfred de Musset), Bergkristall (1974, da Adalbert Stifter), Fedra (1988, da Racine), Tieste (1993, da Seneca).

Citerò solo alcuni interventi. Maehder discute l’idea bussottiana di un “teatro globale”, in cui il segno pittorico-grafico della partitura innesca la delineazione delle strutture musicali. Giovanni Guanti legge Silvano Sylvano, rappresentazione della vita del musicista e di personaggi a lui prossimi: un work in progress destinato a proseguire anche in un tempo come l’attuale, “meno libertario e tollerante”. Giovanni D’Alò indaga il rapporto fra Bussotti e Carmelo Bene, due artisti debordanti, entrambi animati da uno sterminato narcisismo: a dispetto delle più pessimistiche previsioni, l’incontro diede frutti preziosi.

Per la morte di Carmelo Bene, che con lui aveva firmato nel 1966 il Manifesto per un Nuovo Teatro, Sylvano scrisse una pagina squisita, il Foglio funebre (18 marzo 2002). Del pari, per la scomparsa di Cathy Berberian, la grande cantante cui era molto legato, compose il Foglio viola (1984); alcune frasi e parole furono riprese nel Foglio Cathy Canta, composto in origine per Monica Benvenuti, e ora da lei ripresentato a Roma in uno dei concerti delle Giornate.

Di autoimprestiti e autocitazioni è pervasa tutta la maniera compositiva di Sylvano, in un assiduo culto degli affetti, dei ricordi e delle premonizioni. È il processo esaminato da Massimiliano Locanto, che indaga la trasposizione di passi da Nottetempo con lo scherzo e una rosa a Bergkristall. Importante è anche la ricercatissima scrittura saggistica di Bussotti, scrutinata da Adriana Guarnieri. Dal canto suo Alessandro Mastropietro esibisce nuove fonti documentarie relative a Lorenzaccio.

Si è fatto cenno dell’amore di Sylvano per la danza: a quest’aspetto fondamentale si dedica Patrizia Veroli, grande esperta nel ramo. La danza è collegata a filo doppio con una figura centrale nella biografia bussottiana, il danzatore Rocco Quaglia, compagno di una vita, ispiratore di parecchi lavori. Nell’espansiva creatività di Sylvano, Rocco ha avuto e avrà sempre un ruolo di assoluto spicco.