Informarsi personalmente“. È questo “l’invito” che il cardinale Angelo Bagnasco ha rivolto agli italiani in vista del referendum sulla riforma costituzionale. È un discorso che tocca molte questioni, politiche ed economiche, del nostro Paese, quello che ha tenuto l’arcivescovo di Genova nel corso della sua prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana da lui presieduta. Non solo le modifiche alla Carta proposte dal ddl-Boschi, ma anche i problemi legati all’accoglienza dei migranti – una missione in cui l’Italia è “in prima linea” ma “troppo sola” – e soprattutto quelli connessi alla mancata crescita del pil e al calo dei nuovi contratti.

“Il Paese – ha ricordato il Bagnasco – è atteso per un importante appuntamento, il referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”. Posizione diversa, sull’appuntamento referendario, rispetto a quello avuto dalla Cei nel 2005. Allora il referendum verteva sulla legge 40, e la Conferenza dei vescovi, all’epoca guidata da Camillo Ruini, invitò i cattolici a non presentarsi alle urne, così da impedire il raggiungimento del quorum.

Ma il momento attraversato dall’Italia, nella fotografia offerta da Bagnasco, risulta delicato anche e soprattutto dal punto di vista economico. I dati ufficiali “parlano chiaro: i nuovi contratti sono diminuiti del 12,1%; il pil non è cresciuto, la disoccupazione, tra i 15 e i 24 anni, è salita al 39,2%. Anche la produzione industriale risulta diminuita dello 0.8%”. Non nuovo ad analisi di carattere economico, il presidente della Cei esprime la sua ansia per il futuro prossimo dell’Italia: “Siamo fortemente preoccupati che il patrimonio di capacità e di ingegno del nostro popolo sia costretto a emigrare, impoverendo così il Paese“. “Le nostre parrocchie sono testimoni di come la povera gente continui a tribolare per mantenere sé e la propria famiglia – osserva Bagnasco – Vediamo aumentare la distanza fra ricchi e poveri; lo stesso ceto medio è sempre più risucchiato dalla penuria dei beni primari, il lavoro, la casa, gli alimenti, la possibilità di cura. Con speranza sentiamo le dichiarazioni rassicuranti e i provvedimenti allo studio o in atto; ma le persone non possono attendere, perché la vita concreta corre ogni giorno, dilania la carne e lo spirito”.

Un Paese che però mostra anche le sue virtù, soprattutto nell’accoglienza ai migranti. Rispetto a questo problema, ha osservato Bagnasco, “l’Italia è in prima linea e, nonostante difficoltà oggettive, continua a fare tutto il possibile su questo fronte che la vede ancora troppo sola“. Come affrontare la questione? Secondo il vescovo di Genova a suggerire la strada è lo stesso Papa Francesco, il quale “non si stanca di richiamare” come “lo stile dell’accoglienza e dell’integrazione richieda generosità e intelligenza politica e sociale; è uno stile che coinvolge tutti, chi accoglie e chi è accolto”.

Bagnasco ha poi fatto riferimento anche al caso del ragazzo minorenne belga morto a seguito di una pratica di eutanasia. Un caso che “deve interrogarci seriamente”, ha detto il prelato ribadendo comunque “l’inviolabilità della vita umana sempre e comunque: se cade questo principio – ha concluso Bagnasco – l’individuo passerà da soggetto da rispettare a oggetto di cui disporre“.