Due eventi musicali di grossa portata, tra loro opposti ma al tempo stesso vicini, si consumeranno, a distanza di soli due giorni, in due delle maggiori città italiane, Roma e Firenze. Mentre la prima infatti si prepara ad accogliere una performance musicale in grado di disegnare veri e propri paesaggi sonori, la seconda intende commemorare una delle più grandi figure del teatro d’opera italiano e internazionale. Ma andiamo per gradi.

Era il 1979 quando il laghetto di Villa Borghese, a Roma, divenne lo scenario della prima esecuzione assoluta dello storico concerto galleggiante di Alvin Curran, un’opera, Marine Rites, che dopo ben 37 anni, in data 25 settembre, tornerà nuovamente nella capitale. Proprio il laghetto di Villa Borghese accoglierà, nel contesto di Romaeuropa Festival, nuovamente quello che, al tempo, fu definito dal suo stesso autore un “concerto d’ambiente per cori e conchiglie, sul laghetto del parco di Villa Borghese con inizio al tramonto”. Questa volta l’evento avrà luogo a mezzogiorno, e ad accomodarsi sulle barche a remi, diretti da Silverio Cortesi e dallo stesso Curran, saranno, insieme ad alcuni studenti del Conservatorio di Santa Cecilia, i musicisti della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

Statunitense di nascita ma romano d’adozione, Curran è stato uno degli animatori del panorama culturale e artistico capitolino e internazionale a partire dai primissimi anni 70 fino a oggi, supportato da un’inesauribile curiosità che lo ha condotto, nel tempo, a sognare di realizzare veri e propri esercizi teatrali sonori: questo era dunque l’obiettivo che spingeva Curran a dare vita a concerti per luoghi naturali, scale, luoghi monumentali, tra cui proprio il laghetto di Villa Borghese.

E mentre Roma omaggia uno dei suoi più celebri figli adottivi, Firenze, in data 27 settembre, intende ricordare, in luogo dell’inaugurazione della sua nuova stagione operistica, uno dei figli italiani prediletti, uno dei più grandi registi teatrali di casa nostra, il compianto Luca Ronconi. È infatti con un suo allestimento della Semiramide di Rossini, inizialmente realizzato per il Teatro San Carlo di Napoli nel 2011 e oggi adottato dall’Opera di Firenze, che il capoluogo toscano intende omaggiare una delle figure più importanti della regia d’opera dei nostri tempi: “Ricordare Luca Ronconi  – scrive il sovrintendente dell’Opera di Firenze Francesco Bianchi  – significa, per il Maggio Fiorentino, ripercorrere momenti trai più alti della sua storia, legati a spettacoli che hanno segnato altrettanti punti fermi nella regia operistica degli ultimi decenni, a cavallo fra Novecento e nuovo secolo”.

Un’opera, la Semiramide rossiniana, assente a Firenze dal 1968 e che si avvarrà, in questo frangente, di una voce già ampiamente ammirata dal pubblico fiorentino in luogo della Lucia di Lammermoor andata in scena la scorsa stagione, quella del soprano inglese-australiano Jessica Pratt, nei panni, com’è ovvio che sia, della stessa Semiramide. Un allestimento, quello di Ronconi oggi adattato alla regia di Marina Bianchi e Marie Lambert, che intende tener conto, come lo stesso regista ebbe modo di dichiarare nel 2011, della profonda distanza esistente tra la spettacolarità suggerita dal libretto dell’opera e la musica che ne scaturì dalla penna di Rossini: “Questo diverbio – affermava Ronconi – che c’è tra la trama e la musica non lo voglio considerare un difetto bensì una caratteristica, e quindi ho cercato di creare un allestimento in cui la musica è liberata dall’aspetto decorativo ambientale: una scena estremamente nuda, che nel primo atto è chiara e nel secondo atto è scura”.

Due eventi, quello romano e quello fiorentino, che disegnano paesaggi sonori ampi, vuoti ma pieni al tempo stesso, dove la musica, come suggeriva Ronconi, liberata da orpelli e ornamentazioni varie, diviene finalmente la sola protagonista.