Signore e signori, fanciulle e fanciulli, ma soprattutto donzelle, sono lieto di annunciare il ritorno su questa terra di codesto blog.

Sì, le vacanze in quel paradiso terrestre e ancor più fiscale di Panama sono giunte al termine. Lo scopo del mio viaggio, ora posso svelarlo, era quello di mettere al sicuro il denaro (esentasse) accumulato in questi anni con quel cappello, per l’appunto un Panama, che tengo poggiato sulle gambe (come spiegato in questo post): perché l’esemplare di disabile attrae l’elemosina quanto una calamita il metallo.

Mi sono assentato per un breve periodo e al mio ritorno trovo spiacevoli sorprese: è proprio vero, quando i gatti non ci sono i topi ballano. Topi qui rappresentati dai miei “colleghi” a quattro ruote, che – vista la mia assenza – hanno molestato con la loro inguardabile presenza alcuni bipedi attivi in un villaggio turistico e in un ristorante.

Partiamo dall’Abruzzo e dallo scemo del villaggio, o per meglio dire quel signore che ha recensito negativamente un villaggio vacanze, reo di aver ospitato diversi colleghi. Mi appresto ora a condividere con voi il lungimirante commento rilasciato dall’illuminato, così come l’ha scritto (chiedo venia all’Accademia della Crusca) mentre tra parentesi troverete alcune mie riflessioni.

Titolo dell’opera/recensione: “Il pacco è servito”. «Volevo dire alla direzione della struttura che nella vita bisogna essere leali. Ho prenotato questo viaggio per far divertire i miei figli (padre modello). Siamo arrivati e nel villaggio era presente una miriade di disabili (non è meglio branco?). Premetto non per discriminare ci mancherebbe (che signore!) sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze (oh, quanto soffro), ma vi posso assicurare che per i miei figli non è stato un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina (capiamoli, vivono già tutto l’anno con questo padre). Bastava che la direzione mi avvisava e avrei spostato la vacanza (complimenti villaggio sleale!). Sto valutando se intraprendere vie legali per eventuali risarcimenti».

Leggendo quest’opera sicuramente vi starete ponendo il seguente quesito: chi ha dato il pacco a chi? Il villaggio allo scemo del villaggio o viceversa? Ma la risposta purtroppo è: nessuno dei due, ma bensì i miei colleghi ad entrambi.

È inaudito che degli esemplari di disabile possano pensare di andare al mare – noi dobbiamo soffrire e il mare non va affatto bene – e se proprio non possono farne a meno che vadano in inverno, così da non rovinare le ferie ai felici bipedi attivi, che altrimenti si incupiscono. Inoltre il mare d’inverno è malinconico, dunque vicino alla tristezza di cui siamo portabandiera. E dai ragazzi, quante volte lo devo dire: non dobbiamo neanche tentare di divertirci, ché diventa una droga, appanna la mente e poi rischiamo di sorridere, ma siete matti? Ok, qualcuno di noi sì. Per giunta al mare in un villaggio turistico? A questo punto creiamo dei villaggi speciali, dei campi vacanza ad hoc, o meglio ancora dei campi di concentramento per disabili. Ecco, questa sarebbe la soluzione finale: non ricordo chi, ma qualcuno l’aveva realizzata.

Dall’Abruzzo passiamo alla Toscana, dove i pessimi elementi di cui sopra – in barba alla sofferenza – sono andati a mangiare in un ristorante, e qualcuno giustamente si è lamentato: «Troppi disabili a tavola. Se mi avessero informato avrei disdetto la prenotazione». Povero bipede attivo, ma non è che è lo stesso che di ritorno si è fermato in Toscana? Proprio sfortunato, perseguitato da una “miriade” di disabili: sarà il caso di curarlo?

Cari colleghi, come in vacanza, neanche a mangiare fuori si va. Suvvia un po’ di buon senso: se proprio dovete al ristorante andate presto, così che nessuno vi possa vedere. Non è bello rovinare il pasto a un bipede spensierato, che a vedere la sofferenza gli si chiude lo stomaco. Per non parlare del locale che ha invitato il bipede felice ad andare a mangiare altrove, proprio non c’è religione. Ma ecco la soluzione: i ristoranti amici, oltre ad accettare i ticket, potrebbero affiggere cartelli con scritto “Qui si accettano disabili”; al contrario come troviamo il bollino “Io non posso entrare”, che vieta l’ingresso ai cani, lo stesso si potrebbe fare per gli esemplari di disabile. Semplice, no?

Poi se le cose cambieranno, potremmo sì usare gli striscioni della massoneria disabile: “No disabili, no party!”, ovviamente party tristi. Intanto: “Andiam, andiam, andiamo a” soffrir.