Speriamo solo che adesso li leggano i libri della riabilitazione. Senz’altro dovrà farlo una delle due ragazzine che la cronaca anni fa raccontò come le baby squillo dei Parioli, era il 2013. Lolite che tiravano piste di coca e andavano a letto con insospettabili e facoltosi della Roma bene. Vennero fuori nomi altisonanti, tra questi anche quello del marito della Mussolini (la punta di una inchiesta che rischiava il gossip nazional popolare con i soliti programmi del pomeriggio invitati a nozze). Baby squillo e un’eco intorno da pruderie collettiva.

“Ragazze doccia” e capimmo tutte che la soluzione era una variante del menù proposto, inteso che in quella vicenda niente, nessuna parola avrebbe suggerito innocenza, piuttosto sillogismi squallidi ingenerati per l’occasione e per illuminare miseramente giorni di fine impero, un fenomeno da interno borghese consumato e immorale, bambine tutto sommato disposte a essere stuprate in abomini consenzienti, in cambio di una scheda, un paio di scarpe, un telefono ultima generazione.

Così oggi apprendiamo della richiesta di risarcimento danni da parte dell’avvocato di una delle ragazzine coinvolte, Giancarlo Di Giulio. Ancora soldi, come se non fossero stati la ragione di quella vita insulsa e infernale, ventimila euro. Soldi, colpevoli alla sbarra, simbolicamente. Non meno degli avventori, padri, mariti, professionisti, con i loro blazer impeccabili, l’abito buono cucito dal sarto, magari, i figli nelle scuole private, restituivano del tutto la caducità delle cose terrene e il male borghese, se ha ancora senso parlarne in questi termini. Sono gli ultimi colpi di coda dell’inchiesta. Il cliente è un trentacinquenne, nel qual caso, interdetto da ogni incarico in scuole e strutture frequentate da minorenni, leggiamo nel sito del Corriere della Sera, aveva chiesto il rito abbreviato. Il giudice Di Nicola si è pronunciato con una liquidazione per la ragazzina pari a una lezione morale: non soldi, ma libri. I romanzi di Virginia Woolf, le poesie di Emily Dickinson. Non soldi, no (se non nella irrisoria cifra corrisposta di mille euro). Libri.

I volumi di Sibilla Aleramo e Oriana Fallaci. Il dvd del film «Suffragette» o un percorso terapeutico su «La costruzione sociale del genere: sessualità tra natura e cultura».

E quindi libri soltanto libri: il «Diario di Anna Frank»; la «Vita activa» di Hanna Arendt; i tre volumi di «Storia delle donne in Occidente» di Georges Duby e Michelle Perrot;  le «Figure femminili nella filosofia antica. Nonostante Platone» di Adriana Cavarero; «Contro le donne nei secoli dei secoli» di Silvia Ballestra; le analisi sociostoriografiche di Maria Elvira De Caroli su «Categorizzazione sociale e costruzione del pregiudizio negli atteggiamenti di genere e etnia».

Libri soltanto libri.

La sentenza di risarcimento concorre a una certezza che non è solo dei romantici: i libri restituiscono una coscienza, riordinano il senso della bellezza di ognuno, lo riconvocano dagli albori, riabilitano gli smarriti. La parola che salva è diventata la sentenza di un processo. E’ questo è molto sentimentale, se non fosse che lo abbia auspicato un magistrato, servitore della giustizia. Sentimentale eppur vero. Da conservare agli atti.