– Pronto, associazione Tutti a scuola?
– Sì, buongiorno!
– La scuola di mio figlio mi ha chiesto 150 euro a settimana per un insegnante di sostegno, si può fare?
– Per quante ore a settimana?

– Dieci ore ma l’insegnante viene da un associazione che collabora con la scuola, pare sia bravo.
– Quindi la sua famiglia dovrebbe pagare circa 600 euro al mese?
– Sì, 600 euro al mese, oltre alla retta della scuola.
– Mi può dire di che scuola si tratta?
– Certo: è la scuola… ma lei non lo dica!

La scuola in questione è un istituto paritario del centro della città di Napoli. La famiglia del piccolo A. ovviamente pagherà alla scuola il bonus “accessorio” non perché benestante ma perché costretta. A. è un bimbo disabile al quale i genitori vorrebbero, come tutti i familiari dei bambini normodotati, assicurare un tempo scuola sereno e ricco di stimoli.

Qualcuno potrebbe pensare che il prezzo, inaccettabile, da pagare sia rappresentato dai 600 euro mensili da destinare a chissà quale educatore. No, il prezzo più alto è il silenzio invocato per poter garantirsi uno straccio di scuola per il loro bambino. Questo silenzio è il prezzo più alto e disgustoso. Questo silenzio rappresenta la dignità calpestata.