Afferma un antico detto kurdo: “I Kurdi hanno un solo amico: le montagne”. Triste proverbio che esprime l’esperienza millenaria di un popolo combattivo i cui diritti non sono ancora stati riconosciuti da nessuno Stato, compresi quelli occidentali che di diritto e democrazia (a parole) si riempiono la bocca ad ogni piè sospinto. Triste proverbio, la cui attualità pare confermata dai più recenti sviluppi della situazione siriana. Parlo dell’avallo in pratica concesso all’invasione turca della Siria, perpetrata da Erdogan con lo scopo evidente di annientare le forze kurde dell’Ypg. Avallo concesso un po’ da tutti i protagonisti principali della scena politica internazionale. Innanzitutto gli Stati Uniti, che hanno subito ancora una volta il ricatto turco, dovendo tener conto del fatto che il regime autoritario di Erdogan costituisce uno dei principali baluardi della Nato. Ma anche la Russia, che sembrerebbe aver chiuso uno o entrambi gli occhi di fronte all’evidente violazione del diritto internazionale compiuta dall’ex aspirante Sultano. Per non parlare ovviamente degli Stati minori, tra i quali tutti quelli europei, che si sono sempre prostrati, Merkel e Renzi in testa, di fronte ad Erdogan nella demenziale illusione che quest’ultimo potesse risolvere il problema dei profughi.

Situazione assolutamente ingiusta ma anche paradossale. Tutti, a parole, grandi nemici dell’Isis, ma tutti altrettanto pronti ad abbandonare al suo destino l’unico effettivo antagonista del Califfo, le Forze democratiche siriane nate su iniziativa dei Kurdi e che includono oggi anche molti arabi ed appartenenti ad altre etnie, che sono presenti anche negli organismi direttivi di tale formazione in base al principio democratico della pari rappresentanza, coerentemente applicato unitamente a quello dell’uguaglianza di genere. Principi democratici, che tutti, e soprattutto i sedicenti democratici Paesi occidentali, compreso il nostro, professano e sostengono contro la barbarie del fondamentalismo islamico. Ma che i loro governanti cialtroni ed ipocriti, da Obama alla Merkel passando per Renzi, sono pronti ad affossare nei fatti voltando le spalle in modo assolutamente vergognoso agli unici che in questi anni hanno saputo coerentemente rintuzzare il Califfato pagando per questo un ingente tributo di sangue.

Posizione a dir poco schizoide che raggiunge il suo livello massimo nel comando statunitense, sprofondato in un marasma senza pari. Da un lato vorrebbero appoggiare i Kurdi e le Forze democratiche siriane perché sanno bene che sono gli unici in grado di farla finita con l’Isis, dall’altro blandiscono Erdogan perché temono di perderlo, dall’altro ancora bombardano le forze governative siriane causando molte perdite a causa di un “errore”, che se anche tale fosse, il che è più che lecito dubitare, sarebbe di natura a dir poco criminale, con la mano destra combattono l’Isis e le altre formazioni terroriste e fondamentaliste, ma con quella sinistra li aiutano, riforniscono e proteggono, direttamente o mediante i fedeli alleati che hanno nella zona e cioè la già citata Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar.

Quello che dovrebbe essere il Paese guida della comunità internazionale fa così una figura davvero disastrosa, scontando le ambiguità della sua politica che, occorre non dimenticarlo, è alla base di tutti i guai della regione che si stanno rapidamente riversando sotto varie forme anche sul resto della pianeta, a cominciare ovviamente dall’Europa, a sua volta schizoide e ad ogni modo subalterna nei confronti dei padroni di sempre. Basti pensare al fatto che il criterio convenuto con i russi, isolare i terroristi dagli altri combattenti antigovernativi, non può funzionare in modo adeguato perché tra i combattenti antigovernativi vi sono forze fondamentaliste e terroriste al pari dell’Isis, con cui si mescolano e si appoggiano reciprocamente.

Quello che gli Stati non vogliono capire, anche perché si pone in opposizione alle loro politiche di potenza, e qui il discorso deve necessariamente allargarsi a Russia, Iran e governo siriano, è che l’alternativa proposta dai Kurdi, appunto per la sua natura democratica e plurietnica, costituisce l’unica alternativa possibile alla guerra e per costruire una nuova Siria. Per questo va respinto l’attacco di Erdogan e deve cessare l’invasione turca della Siria. Per questo deve cessare anche l’azione genocida del governo turco contro i Kurdi all’interno della Turchia, che si accompagna alla selvaggia repressione contro ogni dissenso. Questo chiederemo nel corso di una manifestazione nazionale convocata per domani 24 settembre a Roma, che servirà a denunciare anche l’ignobile ipocrisia di molti governi, compreso il nostro.