E’ senz’altro la migliore interpretazione di Zelig (noto personaggio creato da Woody Allen) quella che ci offre il nostro premier nella fase prereferendaria. Dopo averci stupito con il suo “se perdo vado via”, reagendo al presidenziale “se mi lasci non vale” di Napolitano, rientra in ballo con uno spettacolare ripensamento da salvatore della Repubblica: “senza di me la catastrofe”.

Ma non basta. Appena i suoi tecnici capiscono che la “quota indecisi” decisiva appartiene a pensionati e statali, il nostro zelante Zelig attacca con quattordicesima “pi tutti” e “aumenti contrattuali pi tutti”. Niente “pilu”, perché gli hanno detto che i giovani ammaliati da Di Battista in moto e Travaglio in teatro non sono tra gli indecisi e inoltre che la maggior parte degli indecisi sono donne e del “pilu” non saprebbero che farsene.

Allora Zelig si concentra su porzioni di giovani diciottenni col bonus, ma sono troppo pochi per cambiare le sorti del referendum. Decisiva potrebbe essere invece la polarizzazione su se stesso ma anche quella sul sentimento antieuropeo. Il referendum, con tutti gli endorsement esteri ricevuti da leader europei e anche dalle cancellerie americane che interpretano il pensiero degli investitori, rischia di essere un referendum su Renzi e anche sull’Europa, una sorta di “Rexit”.

E allora, veloce cambio, dopo aver indossato l’abito dell’europeista brillante a Ventotene, immediatamente indossa la felpa del No Euro, lanciando strali a Merkel e Hollande: “Se vinco il referendum, trasformo l’Europa come voglio e in funzione degli interessi italiani”, cercando di scaricare l’arma in mano a SalviniGrillo.

Era da poco stato a sud tra Puglia e Sicilia. A Bari inaugura un ponte che avrebbe voluto in Sicilia sullo stretto, in Sicilia lascia risorse che avrebbe voluto lasciare in Puglia, alla fine si accorge di aver dato poco sia a Puglia che in Sicilia e si becca contestazioni dappertutto: insegnanti, operai, presi “da ‘ngoppa e messi a prua, chilli di sotto messi sopra” e intanto ne mancano ancora quasi 30 mila. I sondaggi sono ancora fiacchi e il jolly sul M5s ha già perso la sua efficacia.

Ordine di scuderia ai comitati del “Sì”: da oggi messaggio breve, il “Sì” elimina il trasformismo e incentiva lo sviluppo demografico. Un pensionato risponde: “Ma queste cose non si potevano fare con legge ordinaria, senza sbranare la Costituzione? Niente, non va bisogna aggiustare il tiro. Zelig riprova con la legge elettorale e sulla leva governabilità. E dopo essersi barricato fino a luglio dietro l’Italicum adesso lo ritiene modificabile. Qualcuno gli dice: guarda che senza l’Italicum la riforma non ha senso, perché allora non si potrebbe più eleggere Presidente del Consiglio e della Repubblica direttamente nella cerchia e con uno sciame di nominati.

Panico: e se la Corte Costituzionale lo boccia? Contromossa: la Corte potrebbe rinviare l’esame dopo il referendum che si terrà… La data… la data, ci vuole una data altrimenti la contromossa cade! Ma la data ancora non c’è e dipende da come Zelig interpreterà l’incontro con Obama e tutte le variabili che gli si frapporranno di qui a dicembre.

Forse, gli avranno consigliato che un effetto sorpresa nella data, potrà ingannare i sostenitori del “No”? Forse si potrebbe pensare a un referendum senza data e mentre i partigiani e i loro nipoti sono distratti, mettere in piedi velocemente un po’ di seggi e votare all’insaputa dei troppi a favore del “No”. Insomma la data ancora non c’è e finché non c’è, una soluzione si può trovare. Sarà il primo referendum a data flessibile? Insomma, grande è la confusione sotto il cielo e quando Zelig è sottoposto a troppe capriole alla fine stando in piedi il film cambia, diventa: La CapaGira.