Salvini vede solo l’apparenza, se vuole parlare di profughi venga a fare servizio per una settimana in un centro d’accoglienza”. Non sono le parole di un volontario Caritas e nemmeno quelle di un attivista No Border. A parlare è un leghista della primissima ora. Si tratta di Alessandro Patelli, l’ex tesoriere della Lega Lombarda che nel 1993 finì nei guai per un finanziamento illecito da 200 milioni di lire incassato per conto del partito da parte del gruppo FerruzziMontedison (otto mesi con la condizionale). Dopo una settimana ai domiciliari, parlando della faccenda pronunciò la sua frase più celebre: “Probabilmente sono stato un pirla, troppo leggero”. Ha continuato comunque a fare il consigliere regionale in Lombardia per due mandati e dal 2000 ha abbandonato la politica attiva, ottenendo comunque un congruo vitalizio. E oggi che ha 67 anni il suo nome è tornato alla ribalta. Da qualche giorno è infatti diventato il nuovo coordinatore del centro d’accoglienza per rifugiati di Busto Arsizio (Varese): “A chiederlo – dice – sono stati i rifugiati stessi”.

Come sarebbe a dire i rifugiati?
Me lo hanno chiesto e ho accettato. Ho un rapporto di amicizia di vecchia data con Roberto Garavello (gestore assieme alla moglie Katiusha Balansino di diverse strutture per profughi), tempo addietro mi aveva chiesto di occuparmi delle manutenzioni dei sette centri gestiti dalla sua società (KB srl), compito che ho accettato e svolto per un periodo. Poi ho continuato comunque a girare per i centri e ho fatto amicizia con i ragazzi, una battuta, uno scherzo, del resto con loro condivido alcune ore della giornata. Sabato scorso ero a Busto Arsizio per altre questioni, mentre loro avevano una riunione per trovare una soluzione ai problemi lamentati dagli ospiti del centro, che chiedevano di cambiare referente. Non saltava fuori un nome e alla richiesta di chi volessero, i ragazzi hanno indicato il mio nome.

Da (ex) leghista non sente nessun imbarazzo ad occuparsi di profughi?
Anche nel 1990 si parlava di droga e di richiedenti asilo, però allora non si puntò solo sul “No”, si avanzarono delle proposte. Oggi ci troviamo in questa situazione anche perché la Lega non è mai andata oltre al No. Per quello dico, se in tema di gestione dei flussi la Lega ha 4 idee le sostenga. Se ha delle proposte le metta in pratica. Ma non lo fanno, non sostengono nemmeno queste. Ormai è evidente che si dovrebbe tentare una soluzione a questo problema, lo capisce chiunque.

Quindi non è d’accordo con la retorica dell’invasione…
Salvini vede solo l’apparenza. Se vuole sapere qualcosa mi chiami e gli spiego cosa accede. Non si fermi ai cancelli. Per una settimana faccia servizio nei centri e capirà quello che succede. Incontrerà persone, sentirà le loro storie e non potrà restare indifferente. C’è quello a cui hanno fatto a pezzi il fratello. Quello a cui hanno ammazzato i genitori. Quello a cui hanno bruciato tre volte il negozio. Prima di dire No bisogna ascoltare, questi ragazzi non sono tutti criminali o fannulloni. Poi uno può dire comunque di No, può comunque rimanere dell’idea di rimandarli a casa o di farli morire in mare, ma non prima di averli ascoltati.

Eppure, anche domenica a Pontida, si è parlato di “non farli partire” e “rimandarli a casa”…
Se qua ci sono quattro soldi loro arrivano. Mio nonno è andato per quattro volte in Argentina perché qui da noi non c’era la pagnotta. Quando hai fame insegui il pane.

Quando le è scattata la molla dell’impegno sociale?
Sarà il passato da scout, o forse perchè a suo tempo ho avuto anche io una famiglia che non navigava nell’oro. Forse Salvini per sua fortuna non ha mai dovuto misurarsi con la fame. Non ha mai dovuto dividere una salsiccia in cinque e per questo fatica a capire

Ma lei, sotto sotto, è ancora un po’ leghista?
Io sono entrato nella prima fase della Lega, quando era un movimento regionalista e federalista. La Lega di oggi ha puntato su discorsi diversi dagli aspetti che la caratterizzavano un tempo e per me è decisamente difficile riconoscermi in questa Lega. Poi non contano percentuali o numero di parlamentari, ma conta l’idea che hai. Uno rimane radicale anche se il partito ha l’1%. Così è per me, anche se io sono uscito dalla Lega nel 1998, a seguito di una sospensione nel gruppo regionale in cui non sono mai più rientrato.

Oggi la ricordano ancora tutti per quell’episodio di 23 anni fa, le dà fastidio?
No, non mi dà fastidio, fa parte della mia storia. Io sono io, nel bene e nel male. Sono il “pirla” dei 200 milioni, ma anche quello che lavora con i profughi ed è impegnato nel sociale. Nella vita si possono commettere degli errori. Chi doveva capire ha capito, del resto all’epoca la faccenda era venuta a galla e qualcuno doveva assumersene la responsabilità

Lo rifarebbe?
Per quella Lega lì lo rifarei.