di Luca Bedogni, per Crampi Sportivi

Puntuale come l’invidia, non sapete quante volte ho sentito partire cori ingiuriosi dalla curva nord del Mapei Stadium, la curva ospiti. Inter, Milan, Genoa, solo per citarne alcune, ce lo ricordano tutti, quasi tutte le domeniche. E ci sta, mi dico, almeno sui numeri non si sbagliano poi di molto, che se c’è una roba che il Sassuolo deve migliorare è proprio l’affluenza di pubblico.

Ma la cosa sorprendente è che sia accaduto anche venerdì sera, durante i primi minuti di Sassuolo-Athletic Club Bilbao. “Siamo arrivati alle allucinazioni acustiche?”, mi sono chiesto. Non ancora. Allora delle due l’una: o ai tifosi spagnoli è bastato farsi un pezzo di erbazzone nel pomeriggio per apprendere l’accento emiliano, oppure un gruppuscolo di sostenitori della Reggiana, ben riconoscibili per via delle maglie granata tra le sciarpe e le bandiere biancorosse, si è intrufolato in curva ospiti per gufare, e ripetere all’infinità “Via il Sassuolo da Reggio Emilia”.

Questo, il giorno del debutto in Europa di una delle realtà calcisticamente più belle che ci siano in Italia. Questo, il giorno in cui Reggio Emilia, per la prima volta, assiste a uno spettacolo del genere, con tanto di inni e teloni mossi a centrocampo. Infine questo, il giorno del 3-0 rifilato all’Athletic Bilbao, testa di serie del girone F, e, sulla carta e per blasone, una delle squadre favorite alla vittoria della coppa.

Vedete, anche la favola più edificante trova i suoi contestatori. Non c’è Lirola che tenga, non c’è Mazzitelli, non c’è Ricci, non c’è Di Francesco, insomma non c’è calcio giocato che possa far cambiar parere a chi, per grottesco e anacronistico campanilismo, continua per la sua tangente. Meglio cambiare inquadratura, allora, e soffermarsi sugli spalti dove il tifo nasce spontaneo, un po’ ovunque, e (per lo più) semplice, non ancora organizzato. Oppure, ancor meglio, ritornare al campo, al gioco espresso dal Sassuolo come altre volte. Veniamo al risultato inimmaginabile. Per quanto altisonante, comunque non vi inganni.

Infatti nel primo tempo i Rojiblancos si sono imposti nettamente, macinando gioco e creando occasioni nel rispetto dei pronostici. Poi una scivolata decisa di Biondini a strappare pallone e applausi, una sponda ben fatta di Defrel, voglio dire cose normali come un’apertura di Manganelli o un tunnel in ripartenza di Politano hanno cominciato a scaldare l’ambiente.

Il pubblico ci ha preso gusto, si è dimenticato delle assenze pesanti di Berardi e Missiroli. Ho fatto prima un elenco di giovani italiani in campo (Lirola, Mazzitelli, Ricci), come se avessero brillato tutta la partita. Nient’ affatto, ed è proprio qui che troverete lo stile del Sassuolo, incarnato alla perfezione da mister Di Francesco. Lo stesso Lirola, l’eroe della serata, colui che al 60’ avrebbe sbloccato la gara con una giocata davvero pazzesca, nella prima frazione ha fatto pochissimo. Sembrava ancora un Primavera tra i grandi. E con lui anche Mazzitelli non era stato da meno, così come Ricci. Eppure Di Francesco gli ha dato fiducia. A tutti e tre. Li ha schierati dall’inizio e poi li ha confermati all’intervallo: questo è Sassuolo. Quante volte, in campionato, ho assistito a qualcosa di simile. Ragazzi bravi, buttati dentro in un sistema che li responsabilizza e li protegge. Un sistema che li ha voluti, e che sa che non sono e che non diventeranno fenomeni. Eppure giocheranno, e probabilmente con un’intensità migliore di professionisti affermati. Questo è Sassuolo: 3-0 al Lucerna, 3-0 alla Stella Rossa, 3-0 all’Athletic Club Bilbao.

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