Avviso: è un post lungo. Perché sono parecchio frastornato. Dopo tre settimane trascorse tra le macerie di Amatrice sto cercando di capire cos’altro è successo nel Paese. Ho letto paginate sulla giunta Raggi e Movimento 5 Stelle che non riesco a comprendere. Non riesco a distinguere i fatti dalle opinioni e, quindi, a formarmi una idea chiara. Potrei alzare il telefono e fare il giornalista, chiedendo ai diretti interessati spiegazioni. Ma per una volta voglio fare il lettore. E  non ci si capisce niente.

Da giornalisti il nostro compito non è quello di giudicare la classe dirigente del Paese, piuttosto quello di individuare e fornire ai lettori gli strumenti per valutarne la reale consistenza. Noi possiamo riportare dei fatti, metterli in fila, rifletterci, analizzarli, ma non possiamo decidere quale sia la verità. I giornali possono mettere in fila degli accadimenti. Accertarli. Approfondirli. Sarà poi il lettore a giudicarli e a trarne le proprie conclusioni. Invece mi ritrovo bombardato da verità preconfezionate. L’unico messaggio che mi arriva chiaro è l’accanimento su Virginia Raggi. Accanimento che ha poi coinvolto l’intero Movimento 5 Stelle. Lo dico subito, a evitare equivoci dei soliti webeti, ritengo corretto interessarsi della vita privata del sindaco e ritengo assolutamente legittimo criticare l’operato di qualsiasi politico, soprattutto se è emergente, giovane e occupa la poltrona di vicepresidente della Camera. Sì, sto parlando di Luigi Di Maio. Ora però, di fronte alle paginate dei quotidiani e al diluvio sui social network, continuo a chiedermi se è davvero così grave e dirimente il fatto che Di Maio abbia confuso il Venezuela con il Cile.

Partiamo da un presupposto ormai acclarato: a classe dirigente siamo messi male, malissimo. Abbiamo un presidente del Consiglio che non solo non è stato eletto ma del quale non si sa assolutamente nulla. Chi ha finanziato la sua campagna elettorale permanente iniziata nel 2010 e terminata nel 2014? La politica costa, si sa. Chi lo ha foraggiato? Non si sa. Quel poco che è noto è emerso grazie a (poche) inchieste giornalistiche e alla magistratura. Ad esempio con Mafia Capitale si è scoperto che il gentile Buzzi versò 15 mila euro al Pd e 5 mila alla fondazione di Renzi. Ma gli altri? Tutti gli altri chi sono? Già questo giustificherebbe una campagna stampa serrata. Altro che un errore di storia. E invece, a parte il Fatto e poche rare eccezioni, nessuno fiata. Di Renzi poi sarebbe interessante sapere molto altro.

Ma vabbè, da lettore ora vorrei capire il domino innescato dalla vicenda Raggi. C’è l’assessore Paola Muraro indagata e Di Maio lo sapeva da mesi. Altre paginate su paginate. Alimentate anche da una risposta suicida del giovane M5S: aveva letto male una mail. Ora però posto che l’assessore Muraro dovrebbe andarsene a gambe levate, come mai quando lo scorso aprile emerse che il Pd e Renzi sapevano da almeno sei mesi che l’allora ministro Federica Guidi era coinvolta nell’inchiesta della procura di Potenza nessuno (tranne il solito Fatto) si prese la briga si chiederne conto?

Per non parlare di Maria Elena Boschi. Quell’impercettibile conflitto di interessi col padre vicepresidente della devastata Banca Etruria. Il Consiglio dei ministri ha adottato due decreti d’urgenza due per tentare di salvare l’istituto di credito. Inutilmente. Lei non ha mai spiegato nulla. Salvo che il padre è una brava persona e andava a scuola a piedi. I giornali (a parte i soliti) neanche hanno chiesto. Anzi. La Rai è arrivata a fare servizi su banca Etruria con il divieto di riprendere la casa del padre di Boschi ad Arezzo. La privacy, certo. Vale e d’ufficio per il padre della Boschi, indagato per bancarotta fraudolenta, sanzionato due volte da banca d’Italia e direttamente coinvolto nel fallimento dell’Etruria, non vale però per il sindaco di Roma.

Torniamo sempre lì. A quella domanda: cosa è più grave? È davvero così grave il post di Virginia Raggi che si lamenta dei giornalisti accampati davanti casa sua? A me, ad esempio, pare più grave il fatto che quando i giornalisti (pochi fra l’altro) si accamparono davanti casa del padre indagato del ministro Boschi invece di fare un post per lamentarsene il signor papà – non si sa come – riuscì a ottenere un presidio fisso dei Carabinieri ad allontanare la stampa. Con quale diritto? Per quale motivo? Usando lo status della figlia? Questa è una delle risposte che Boschi ministro non hai mai dato. E davvero vogliamo concentrarci sul Venezuela? O su un premier che da anni in tv e sui giornali mente scientemente sulla vita reale dei cittadini? L’elenco delle menzogne renziane è infinito. Certo: non bisogna accontentarsi, non si deve scegliere il meno peggio. È verissimo. Ma si deve anche dare il giusto peso alle cose, secondo me. Di Maio sarà una capra in storia contemporanea ma al momento i suoi strafalcioni non condizionano la nostra quotidianeità. Io non pago di più le bollette perché lui ha studiato poco la storia e i risparmiatori di banca Etruria non hanno perso tutti i loro risparmi perché Pinochet non è entrato nella zucca di Di Maio sui banchi di scuola. Certo, mi è già stato detto e qualcuno lo scriverà qui sotto, “ma Raggi guida il Comune”. Vero: Raggi guida il Comune, quindi governa, quindi le sue decisioni condizionano nel bene e nel male la vita dei romani e non solo. Appunto. Io però del suo post sui giornalisti accampati fuori casa o sulle simpatie per questo o quell’altro assessore, su come e dove fa la spesa, non costruirei polemiche né riempirei decine di pagine di giornali. Piuttosto vediamo quello che fa. E magari lasciamogli anche il tempo di provare a farlo. Poi per carità ammetto la profonda invidia verso chi annovera tra le priorità assolute del Paese la conoscenza della storia del sud America da parte del vicepresidente della Camera.