Il “MiTo” del libro va subito in frantumi. Un Salone del Libro 2017 condiviso tra Milano e Torino, come chiesto dal ministro della cultura, Dario Franceschini, non dura nemmeno 24 ore. Milano va da sola e Torino, tra inchieste giudiziarie, scaffali impolverati e senso di revanche, sta a guardare. La conferma arriva da Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano spa: “L’accordo romano su un ipotetico MiTo del libro? Per noi non cambia nulla – ha spiegato l’ad a LaStampa -, andiamo avanti con il nostro progetto. Siamo una società quotata in Borsa e abbiamo il dovere di evitare pasticci nei confronti dei nostri azionisti”.

Fiera Milano spa detiene il 51% delle azioni di Fabbrica del Libro spa, newco appena nata proprio per costruire l’alternativa al Salone torinese caduto in disgrazia. Sponda per il sorpasso e le ambizioni milanesi è stata l’AIE (Associazione Italiana Editori) che ha divorziato dal Salone del Libro di Torino lo scorso 27 luglio e che con Fiera Milano spa ha subito trovato un’intesa per il rilancio della manifestazione questa volta dalle parti dei padiglioni di Rho. “Non so cosa farà Torino” – ha continuato Peraboni -, “ma so invece cosa faremo noi a Milano: il 5 ottobre presentiamo il nostro evento dedicato al libro”. Detto, fatto. L’unione non fa la forza. E dal 19 al 27 aprile 2017 la “nuova” Fiera del Libro si terrà a Milano.

Una presa di posizione, quella di Fiera Milano spa che arriva a stretto giro dopo che il ministro Franceschini, in una lunga intervista a Repubblica, aveva proposto un’improbabile fusione sinergica tra i due capoluoghi. Il pensiero ministeriale fa pressappoco così: visto che abbiamo un mercato del libro “fragile” l’unico modo per risolvere il dilemma è unire Torino e Milano in un unico grande salone da tenersi contemporaneamente a maggio 2017. A cui va aggiunta la penale da pagare in caso di scelta autonoma dall’anatema franceschiniano: “E chi dirà di no, senza avanzare proposte alternative, se ne assumerà la responsabilità”. Così le dichiarazioni di Peraboni più che dare risposta nella pratica ad un problema che rischia di non avere da tempo più soluzioni, se non la fine dell’era Torino e l’inizio dell’era Milano, sembra come smentire l’autorevolezza dell’arbitro che vuole imporre regole create ad hoc per creare una creatura artificiale. “A parte che si tratta di due cose imparagonabili”, puntualizza Peraboni differenziandosi dal paragone di riferimento per la fusione, che è il festival MITO con i due capoluoghi in collaborazione nell’ambito dei live musicali. “Musica e concerti sono una cosa e una fiera del libro un’altra. Qui poi c’è un equivoco di fondo. La governance della società (Fabbrica del Libro ndr) è un discorso chiuso. Altra cosa è sedersi a un tavolo per vedere se Torino vuole creare eventi come delle letture nelle stesse date con una regia condivisa: allora se ne può discutere. Ma la Fiera del libro si farà a Milano come è stato deciso”.

Di fronte alle parole di Peraboni, però, chi sembra essere più sorpreso è l’AIE, detentrice del rimanente 49% della newco milanese. “L’unica cosa che possiamo dichiarare di fronte a queste parole è “Gulp!” – spiegano al FQMagazine dall’ufficio stampa AIE – per ora si lavora a un tavolo per arrivare ad una soluzione condivisa come chiesto dal ministro Franceschini, quindi non rilasciamo dichiarazioni. L’appuntamento è per martedì 19 settembre, come ipotizzato dal ministro, quando vedremo i risultati raggiunti”. Insomma, AIE orfana del gruppo scissionista – composto da add editore, Edizioni e/o, Iperborea, LiberAria Editrice, Lindau, Minimum Fax, Nottetempo, Nutrimenti, SUR, e 66thand2nd -, editori medio-piccoli che si sono schierati con Torino, si ritrova con un nuovo compagno di viaggio che guida in autonomia verso il futuro di un salone milanese.