Aleksander Ceferin: il nuovo presidente della Uefa è quasi un perfetto sconosciuto per tifosi e comuni appassionati. Il passaggio di consegne da Michel Platini, icona del pallone e a lungo grande capo del calcio continentale prima di finire invischiato nello scandalo corruzione insieme a Sepp Blatter, a questo avvocato sloveno di 48 anni non poteva essere più radicale. Eppure il voto del congresso straordinario della Uefa riunita ad Atene è stato praticamente un plebiscito: ben 42 preferenze sulle 55 Federazioni presenti, battuto l’olandese Michael Van Praag (fermo a 13). Lo spagnolo Villar, reggente dell’associazione negli ultimi mesi, si era già ritirato alla vigilia.

È davvero difficile scoprire tutte le ragioni della carriera fulminante di Ceferin, che nel 2005 muoveva i primi timidi passi nel mondo del calcio come dirigente del Litija (squadra locale di futsal) e dieci anni dopo si ritrova addirittura al comando della Uefa, dopo essere passato dalla presidenza della sua Federazione. A livello internazionale il suo nome, praticamente sconosciuto fuori i confini sloveni fino a poco tempo fa, è saltato fuori a maggio, e a sorpresa si è imposto subito come quello giusto per raccogliere la pesante eredità di Platini. Alla sua elezione hanno contribuito i tanti endorsement pesanti raccolti in giro per il continente, a partire da quello dell’Italia: il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, è stato tra i primissimi ad appoggiarlo e ora può incassare i frutti della sua strategia diplomatica; l’italiana Evelina Christillin è entrata nel board della Fifa, l’Italia non è mai stata così vicina ai vertici del calcio mondiale. Chissà che questo non possa aiutare Tavecchio anche a riconfermarsi nelle prossime, difficili elezioni federali.

Il sostegno, comunque, è stato davvero trasversale: anche l’est Europa (Russia compresa) ha votato in blocco per lui. Anche perché il miglior sponsor di Ceferin è stato proprio Gianni Infantino, che gli ha tirato la volata in maniera più o meno esplicita nelle ultime settimane (nonostante le regole imponessero un ruolo super partes al numero uno della Fifa). Inutili le proteste di Van Praag, che ha denunciato anche presunti accordi con i Paesi scandinavi per l’assegnazione degli Europei 2024 o 2028. Soliti veleni elettorali, a cui Fifa e Uefa si sono abituati negli ultimi decenni.

Ceferin promette (anche lui) di portare una ventata d’aria nuova nel mondo del calcio: limite al termine di mandati di presidente e trasparenza sono tra i punti fondamentali del suo programma. “Non sono un sognatore, ma un tipo pragmatico: lavorerò per trovare il perfetto equilibrio”, ha detto nel suo discorso. Al di là dei problemi di governance (che si annuncia più collegiale del passato), il nuovo capo della Uefa dovrà affrontare soprattutto la grana della Champions League e della possibile Superlega: una minaccia per il momento scongiurata dalla riforma che restituirà a partire dal 2018 quattro posti ai Paesi più importanti (tra cui l’Italia). I club hanno approfittato della caduta in disgrazia di Platini (fautore dell’allargamento alle nazioni minori) per una piccola restaurazione, ma la situazione è tutt’altro che definita: la riforma ha suscitato i malumori del blocco dell’est (di cui Ceferin è esponente) e non ha placato gli appetiti dell’Eca (l’associazione dei club). Il nuovo presidente non dovrà solo guidare la UEFA: dovrà salvarla.

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