Meno 240 posti di lavoro in un giorno. Due pugni in faccia per Genova. Tocca alla Ericsson e alla Piaggio Aerospace stavolta. E pensare che dal governo nei giorni scorsi qualcuno aveva promesso un “sostegno robusto” per gli incontri che i sindacati dovevano affrontare a Roma. Non è andata così: le ipotesi peggiori sono state confermate. Le aziende hanno presentato dei piani lacrime e sangue. Soltanto alla Ericsson 107 impiegati e dirigenti dovranno prepararsi a dire addio al lavoro entro dicembre. Ma entro giugno del prossimo anno si parla di “perlomeno altre 44 persone” che se ne dovranno andare. In totale almeno 147. Non va meglio alla Piaggio che sembra destinata quasi a scomparire. Almeno da Genova. Proprio ieri è arrivato l’annuncio: 89 licenziamenti (più altri 43 ad Albenga).

Un disastro per una regione dove i disoccupati nel primo trimestre dell’anno sono passati da 68mila a 74mila (+8,8 per cento), per una percentuale arrivata abbondantemente sopra il 10 per cento, più alto che nel resto del nord Italia. Senza contare, come ricordano i sindacati, che i pochi posti di lavoro sono sempre più precari. E che per i giovani nella regione l’occupazione sta diventando un sogno. Le statistiche nazionali che parlano di una ripresa dell’occupazione qui non si applicano.
Ma non basta: Ericsson e Piaggio si trovano a un passo una dall’altra. In quel Ponente genovese che una volta era un vertice del triangolo industriale. E dove oggi al posto delle industrie trovi tanti capannoni vuoti. Dove c’è silenzio invece della sirena che un tempo annunciava la fine del turno, mentre migliaia di tute blu sciamavano per le strade.

Una storia strana quella di Ericsson. Negli anni passati la multinazionale delle telecomunicazioni aveva firmato accordi per ottenere decine di milioni di finanziamenti pubblici. Racconta Daniela Roccu della Rsu telecomunicazioni (Cgil): “Quando nel 2012 governo e Regione (allora di centrosinistra) trattavano con Ericsson avevamo chiesto di inserire nelle condizioni per concedere i finanziamenti anche una clausola di tutela dei posti di lavoro”. La risposta? “Hanno detto che non si poteva. Ma quaranta giorni dopo il trasferimento nella nuova sede è stata avviata la procedura di mobilità”. Perché i finanziamenti pubblici erano proprio stati concessi per lanciare il progetto degli Erzelli, operazione condotta da privati (imprenditori spesso vicini al Pd), ma ampiamente finanziata con soldi pubblici. Un progetto sostenuto dai pezzi grossi del centrosinistra, come Giorgio Napolitano.

Dove sono finiti i finanziamenti? Lo ha chiesto in un’interrogazione il deputato Stefano Quaranta (Sel): “Il 24 maggio 2012 si firmò l’accordo di programma che vedeva protagonisti gli enti locali e i ministeri (il Mise e il Miur) che nella sostanza elargivano 42 milioni (24 del Miur, 7 del Mise e 11 della regione Liguria) per la realizzazione di un nuovo centro di ricerca e di sviluppo”. A nome del governo ha provato a rispondere il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto: erano previsti “interventi consistenti nella realizzazione da parte di Ericsson di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale per un costo di 73 milioni dei quali 6,9 finanziati dal Mise; 24 dal Miur e 11 dalla regione Liguria… In attuazione dell’accordo, per quanto di competenza Miur, Ericsson ha presentato tre progetti. Il primo con fondi a carico del Miur è sospeso. Il secondo con fondi a carico sempre del Miur e della regione Liguria non è stato avviato. Il terzo è stato concluso e saldato”. Quaranta ha replicato così a Scalfarotto: “Mi sarei aspettato qualche informazione un po’ più circostanziata rispetto a dati e cifre”. Intanto il governo lancia il progetto dell’Human Technopole di Milano. Una cittadella della scienza a centocinquanta chilometri da quella prevista agli Erzelli. Due progetti finanziati con soldi pubblici che rischiano di farsi concorrenza uno con l’altro. Facile prevedere che Genova soccomba.

A poche centinaia di metri dagli Erzelli e dal grattacielo sempre più vuoto di Ericsson c’è l’hangar della Piaggio. Una fabbrica di aerei affacciata sull’aeroporto di Genova, difficile immaginare un posto migliore. Di qui uscivano i P-180. Mudabala (società del governo di Abu Dhabi che detiene il 100% di Piaggio Aerospace) ha però annunciato un taglio di organici da 1.265 a 650 persone. Genova praticamente scomparirà, resterà Albenga. Addio alla produzione, ma anche alla manutenzione dei velivoli (che sarà ceduta). Resta solo la produzione di un drone militare, anche se non si sa chi lo voglia.

Se sposti appena lo sguardo incontri l’Ilva. Con il suo destino incerto: il gruppo qui ha ancora 1.700 dipendenti, ma a livello nazionale sono previsti oltre 4mila tagli.
Non è ancora chiaro il futuro di quella che era la Selex – oggi divisione di Leonardo – che ha 2mila dipendenti. Poi c’è Ansaldo Sts acquistata da Hitachi per poter partecipare alle gare ferroviarie italiane ed europee. Difficile dire che cosa ne sarà dei suoi 700 dipendenti.