Quando c’è di mezzo Expo, la trasparenza proprio non s’ha da fare. E documenti che in ogni società vengono conservati in faldoni facili da aprire e sfogliare diventano impossibili da tirar fuori. Non è bastato infatti più di un anno al M5S per recuperare il verbale della riunione del consiglio di amministrazione del 21 luglio 2015. La prima richiesta di accesso agli atti in Regione Lombardia l’ha firmata la consigliera Silvana Carcano due giorni dopo quella riunione, il 23 luglio dell’anno scorso. Poi sono state presentate altre istanze, per recuperare anche i documenti dei cda successivi, quelli in cui gli stessi amministratori hanno dovuto ammettere il rosso di bilancio più volte negato in pubblico. Ma da Expo non è mai arrivato nulla, sia che le richieste siano state indirizzate a Giuseppe Sala sia che siano state mandate dopo le sue dimissioni al collegio dei liquidatori presieduto da Alberto Grando. Fa niente se i soci di Expo – comune, regione e ministero dell’Economia – sono tutti pubblici. Così ora è toccato al Difensore regionale, un’autorità indipendente prevista dalle norme lombarde per tutelare gli interessi dei cittadini, accogliere un ricorso presentato dalla Carcano chiedendo a Expo di mostrare le carte.

La decisione è arrivata negli stessi giorni in cui la consigliera dei 5 Stelle ha inviato una lettera di proteste a Giuseppe Azzone, presidente di Arexpo, la società proprietaria dei terreni su cui si è svolta l’esposizione. Il problema è sempre lo stesso, cioè un verbale del cda chiuso in cassaforte. Ma nel caso di Arexpo il Difensore regionale si era già espresso due mesi fa, senza che il suo invito a consegnare i documenti richiesti sia stato sinora ascoltato. Vediamo ora se da Expo saranno più veloci.

Certo, le premesse non sono di buon auspicio. Ecco una delle risposte che nei mesi scorsi sono state messe nero su bianco pur di non tirar giù il faldone dallo scaffale: “Sono a richiederle – ha scritto alla Carcano il responsabile dell’area legale di Expo – di voler specificare finalità e contenuti dell’istanza di accesso, individuando, in particolare, le tematiche che si intendono verificare, in modo da comportare il minor aggravio possibile agli uffici coinvolti nel reperimento della documentazione richiesta”. Come se “verbale del cda” sia un’espressione che lascia spazio a troppe interpretazioni. Ed è lo stesso Difensore regionale a stigmatizzare le scuse accampate da Expo, visto che “in primo luogo non comprende – si legge nella lettera che comunica l’accoglimento del ricorso – le ragioni della succitata risposta, trattandosi di documenti facilmente individuabili e reperibili”.

“In secondo luogo – continua il Difensore regionale – rileva che la società Expo è un’azienda italiana di totale proprietà pubblica, partecipata da Regione Lombardia”. E ricorda che il regolamento generale del Pirellone e lo Statuto della Regione su una cosa sono chiari: “I consiglieri regionali ottengono direttamente dagli uffici regionali, da istituzioni, enti, aziende o agenzie regionali, dalle società e fondazioni partecipate dalla regione, informazioni e copia di atti e documenti utili all’esercizio del loro mandato, sui quali sono tenuti al segreto nei casi previsti dalla legge”. Una regola semplice semplice. Sembrerebbe.

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