Riassunto breve. Sabato mattina scrivo un post in cui racconto in chiave ironica i fatti di Roma, immaginando di dialogare con Roger Waters. Serenamente, lucidamente e magistralmente, elenco luci e ombre dei 5 Stelle. Il pezzo esce e ovviamente fa il botto (sì, sono sborone). Mentre lo scrivo, penso ridendo che i talebani – compreso qualche parlamentare – mi accuseranno di essere “piddino“, “renziano” e “giornalaio“. Insomma, le solite cose che scrivono i mortidifiga. Quel che è successo anche a Mentana, a Gomez, a Travaglio. Eccetera. Si sa, per gli ultrà sei bravo se dai loro ragione e sei un servo se mostri troppa autonomia di pensiero. Casi umani autentici. Nel volgere di poche ore, succede questo.

1) Roberto Fico, peraltro bravino (non in tivù, dove ha il ritmo di una Duna smarmittata in salita), cinguetta piccato – ricevendo non proprio un’ovazione di retweet – che attaccare il suo amico Sibilia equivale a “non avere capito il Movimento”. Fico, dai retta: se il tuo Movimento coincidesse con Sibilia, avreste meno voti della cellula teocon di Adinolfi.

2) Sibilia replica alle critiche, e fa benissimo, solo che lo fa con noiosissima prosa da Moccia frignone, confermando dunque il mio pezzo in cui – peraltro – mi limitavo a sostenere che “Sibilia is the new Gasparri”. Mero dato di fatto. Non a caso, sebbene inspiegabilmente membro del Direttorio, in tivù non ce lo mandano mai. Consapevoli dei disastri che combinerebbe (per quelli bastano già i tweet sullo sbarco della Luna che “non c’è mai stato”, i complimenti al fascistone Farage o altri complotti a caso letti su Topolino). Questi personaggi, a teatro o nei post, servono solo per far scattare l’applauso facile. Come Gasparri. Li citi e la gente ride. Ah ah ah. Se però Sibilia preferisce, d’ora in poi lo chiamerò (poco, perché lo conoscono in sei) “Picierno grillino”. In effetti suona meglio.

3) Un tizio buffamente pingue e diversamente figo, tal Giarrusso Mario Michele, ieri efficace controfigura di Shrek e oggi senatore querulo grillino, celebre (si fa per dire) per aver fatto più danni della grandine al M5S (infatti i primi a detestarlo sono molti suoi colleghi) e regalare perle da Cruciani tipo “Renzi andrebbe impiccato”, mi definisce “cretino lampadato”. Ora: “cretino” può anche essere, ma “lampadato” no. Ho smesso, cazzo. E comunque non è colpa mia se, anche con 117 estetiste al soldo, Giarrusso resterebbe Giarrusso.

4) Un nutrito gruppo di intellettuali anonimi, gli stessi che avevano il poster in camera di Becchi e poi ci son rimasti male perché Becchi li ha “traditi”, non capiscono che la mia intervista con Roger Waters fosse finta. F-i-n-t-a. Sembra impossibile, ma molti non lo hanno capito sul serio. Povera patria. Come se Iddio Waters a) mi conoscesse, b) conoscesse Sibilia, c) gliene fregasse un cazzo di Sibilia. Anche solo da questo aspetto si capisce una volta di più che l’umanità non abbia speranza e che i webeti vantino la maggioranza assoluta nel Pianeta Terra. Alieni: invadeteci.

5) Magicamente divento “un troll Pd” e “schiavo della lobby delle Olimpiadi” (eh?), il mio cognome finisce domenica nei trending topics (#Scanzi) e io divento “servo di Renzi” (che nel pezzo tritavo) dopo essere stato “servo di Grillo”. Era già capitato anche in passato, a me e al Fatto, per esempio quando criticai la liaison con Ukip.

Non c’è niente da fare: in questo paese ti perdonano tutto, tranne il fatto di essere libero. Ragazze e ragazzi, renzini e grillini, ufologi e mortidifiga, abituatevi: ho sempre avuto il gran difetto di scrivere/dire/pensare quello che mi pare. Giusto o sbagliato che fosse. Se i 5 Stelle coincidono con la Appendino, ne ho stima. Se coincidono con figure tragicamente amnistiate dalla Legge Basaglia, è più probabile che voti un cervo morto. Funziona così, per me e per tanti come me. Sbaglio? Può essere. Ma sbaglio in libertà. Per i servi di partito, o di movimento, citofonare ad altri: non solo non vi rispondo, ma – nei rari casi in cui vi degno della mia attenzione – vi mando pure affanculo. Agile, in scioltezza.