“Napoli non è tutta Gomorra o Robinù”. Parola del cardinale partenopeo Crescenzio Sepe, che durante la presentazione della festa di San Gennaro ha criticato la scelta di dedicare alla cosiddetta paranza dei bambini il film presentato al festival del cinema di Venezia da Michele Santoro, Maddalena Oliva e Micaela Farrocco. Meglio, a sentire il porporato del capoluogo campano, “un film sull’impegno dei giovani per la crescita della città”. Non si è fatta attendere la risposta di chi il documentario lo ha prodotto, con Giulia Innocenzi che si è rivolta a Sepe direttamente dalla pagina Facebook di Servizio Pubblico: “Ma lei il film lo ha visto?” ha chiesto l’ex conduttrice di AnnoUno, chiedendo più rispetto per chi ha lavorato mesi al progetto.

Resta il fatto che quella del cardinale Crescenzio Sepe non è l’unica presa di posizione all’interno della società partenopea. Tra chi in questi giorni ha preso spunto dal film per parlare di Napoli e dei suoi problemi c’è il pm Henry John Woodcock. In un’intervista a Repubblica, il magistrato ha invitato tutti i napoletani a vedere Robinù, “soprattutto quelli che appartengono alla cosiddetta ‘Napoli bene’, quella borghesia più o meno ‘alta’ che spesso fa finta di niente perché trova più conveniente ignorare il problema”. Ma se per il magistrato che ha rappresentato la pubblica accusa al processo sulla “paranza dei bimbi” di Forcella il documentario fa riflettere su problematiche spesso ignorate dalla borghesia, per Sepe i giovani di Napoli non sono affatto quelli descritti dal film.

Nel dettaglio il cardinale Sepe aveva detto: “Napoli non è tutta Gomorra o Robinù, ci sono tanti volontari che aiutano vecchi e malati. Ecco, si faccia un film sull’impegno dei giovani per la crescita della città. Il male c’è e fa male. È come un cancro. Spero e prego per i giovani affinché non si rovinino. Convertitevi, tornate ad essere uomini”. Giulia Innocenzi, per replicare alle parole del cardinale, ha parla del dibattito in corso in questi giorni a Napoli, suscitato proprio dalla presentazione del docufilm: “con tutto il rispetto che io porto per il suo ruolo – spiega – ma chiedendo anche un po’ di rispetto per chi per mesi si è impegnato dall’interno delle carceri e dai quartieri abbandonati di Napoli per raccontare il fenomeno dei baby camorristi”. Poi gli rivolge una domanda: “Ma lei il film ‘Robinù’ lo ha visto?”.