Viaggio all’interno della base del Partito democratico a Roma, dove si sta svolgendo la ‘Festa dell’Unità‘ sul prossimo Referendum costituzionale. Tra chi voterà sì, chi si opporrà alla Riforma ‘Boschi’ della Costituzione, molti ancora sembrano indecisi su come votare. Diverse anche le letture che si fanno di questo voto, che Renzi tempo fa dichiarò essere ‘la madre di tutte le battaglie’, salvo poi cercare di tornare sui suoi passi. Per Antonio, sessantaduenne, di professione bancario: “Se perde il referendum Renzi deve rimanere a fare il presidente del Consiglio, perché il voto non è un fatto legislativo, asseribile solo e soltanto al Governo. Renzi ha sbagliato a forzare il referendum di significati politici, ma se perdee rimane a fare il premier non è uno scandalo. “Se perde Renzi non si deve dimettere, tanto si andrà a votare nel 2018” gli fa eco Enrico, trentatreenne anni, libero professionista. Per Cristian, ventenne studente di conservatorio: “Il Governo si deve dimettere soltanto se c’è la sfiducia formale del Parlamento, quindi se resta anche con la sconfitta al referendum, ritengo non sarebbe uno scandalo né ci sarebbe l’invasione delle cavallette”. “Secondo me se perde si deve dimettere” dice Ilvo, quarantaquattrenne operaio contrario alla riforma voluta dal Governo; stesso ragionamento per Silvio, sessantenne editore, che pur restando ancora indeciso sul voto da esprimere, afferma che: “La vittoria del No sarebbe per lui una sconfitta durissima. Se vincerà il ‘no’, così fossi in lui, passerei la mano e avvierei il Paese ad elezioni”  di Manolo Lanaro