Non ho intenzione alcuna di diventare monarchico, ma certo dopo aver ascoltato il video di Re Harald di Norvegia, ho avuto un attimo di sbandamento e un pizzico di invidia per i suoi “sudditi”. “Siamo tutti norvegesi: ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, ragazze e ragazzi che si amano tra loro…i norvegesi credono in Dio, in Allah, oppure non credono in nulla. Sono norvegesi pure quelli che sono arrivati dal Pakistan, dalla Polonia, dall’Afghanistan, dalla Svezia, dalla Siria.Ciò che chiamiamo casa è nel nostro cuore e non sempre è all’interno delle frontiere di un paese… La mia speranza è che continueremo a costruire questo paese sui valori della generosità, della fiducia, dell’accoglienza…”

Parole espresse in un paese, la Norvegia, dove le elezioni, nel 2013, sono state vinte da chi ha soffiato sul fuoco della paura, del razzismo, della chiusura delle frontiere. Re Harald, molto amato dal suo popolo e ribattezzato Nonno Harald, le pronunciate  senza enfasi alcuna, senza toni da comiziante, con la pacatezza e la naturalezza di chi ritiene questi valori “non negoziabili”, gli unici che possano favorire l’inclusione, il reciproco riconoscimento, il rispetto delle differenze e delle diversità e, di conseguenza, una sicurezza che non sia costruita sulle armi e sui muri, fisici e spirituali.

Sarebbe bello che anche la regina Elisabetta trovasse il modo, il tempo e la convinzione per pronunciare parole simili contro il muro della vergogna annunciato dal governo inglese per respingere gli immigrati in arrivo da Calais, ma evidentemente anche i re e le regine non sono tutti uguali.
Mai come in questo caso “Lunga vita a re Harald”