I neutrini divennero noti ai più 5 anni fa, quando si diffuse la notizia – poi smentita dal Cern – che fossero più veloci della luce. Senza voler ricordare troppo l’inciampo dell’allora ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. Di queste ore invece la notizia che queste sfuggenti particelle potrebbero aiutare a calcolare il ‘carburante’ della Terra, che alimenta i movimenti delle placche continentali, le eruzioni vulcaniche e il campo magnetico terrestre. Attraverso lo studio dei neutrini “prodotti” nel cuore del pianeta si conta di avere la prima misura entro il 2025.

La previsione è di un gruppo di ricercatori dell’università statunitense del Maryland, della Charles University di Praga e dell’Accademia Cinese delle Scienze, che ha pubblicato una ricerca su Scientific Reports. Secondo i ricercatori sarà possibile fare questo calcolo grazie ai dati che arriveranno da tre nuovi rivelatori di neutrini che entreranno in azione entro il 2022.

I neutrini attraversano indisturbati la materia e trasportano le informazioni sui meccanismi interni dei corpi celesti che li generano. Queste particelle vengono prodotte dalle reazioni nucleari all’interno delle stelle, dalle esplosioni delle supernove, dai buchi neri e anche dal decadimento radioattivo che avviene nelle profondità della Terra. Per questo, studiare quelle prodotte nel nostro pianeta può fornirci informazioni sul suo cuore.

Come un’automobile ibrida, la Terra fa funzionare il suo motore grazie a due fonti di energia: quella che ha in dote sin dalla sua formazione e l’energia nucleare prodotta dal decadimento degli elementi radioattivi – tra cui uranio e torio – che si trovano nelle profondità del pianeta. Finora sono stati messi a punto numerosi modelli per prevedere quanto carburante c’è nella Terra, quanto ne ha consumato finora e quanto ne resta per il futuro, ma le stime variano molto tra loro. I ricercatori, invece, sono convinti che lo studio dei neutrini potrà portare a una stima precisa in circa 10 anni. Cruciali per ottenere la misura saranno i tre nuovi rivelatori di neutrini che dovrebbero entrare in azione entro il 2022: Sno (Sudbury Neutrino Observatory) in Canada e Jinping e Juno in Cina, che si aggiungeranno a quelli già in funzione, tra i quali KamLAND in Giappone e Borexino in Italia presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Lo studio su Scientific Reports