Poco più di 4,5 milioni di spettatori per il primo episodio (19,45% di share), 4,2 milioni per il secondo (20,38%), per un netto complessivo di 4.275.000 milioni e 20,44% di share. Sono i numeri dell’esordio dell’ennesima stagione, la decima, di Un medico in famiglia, la fiction di RaiUno con Lino Banfi e Giulio Scarpati. Meno del previsto, forse, per le avventure della famiglia Martini che accompagnano il pubblico dell’ammiraglia Rai dal 1998. Ma i tempi sono cambiati, la televisione è cambiata, l’offerta è decisamente più ampia e gli italiani hanno finalmente la possibilità (e la capacità) di scegliere. Ieri sera, poi, esordiva anche Rimbocchiamoci le maniche, la miniserie di Canale5 con Sabrina Ferilli che ha portato a casa un più che dignitoso 15,82% di share e 3,5 milioni di spettatori.

Sommando i due risultati, dunque, si raggiungono gli 8 milioni, numeri che un tempo Un medico in famiglia faceva da solo. Ma la decima stagione di una fiction dal passato glorioso non poteva stare al passo con i bei tempi andati. Innanzitutto perché in fondo la storia è sempre la stessa: una famiglia sempre più incasinata, con un albero genealogico più complicato di quello della famiglia Forrester di Beautiful, con personaggi vecchi e nuovi che tentano di rendere plausibili nuovi plot narrativi senza capo né coda, con le solite battute di Lino Banfi (comunque un monumento, sia chiaro) a strappare qualche risata. Il fatto è che c’è un tempo per tutto e Un medico in famiglia il suo tempo lo ha fatto anni fa. Purtroppo l’accanimento terapeutico è tipico della serialità all’italiana. Se una fiction va bene, produttori e canali televisivi la spremono fino all’ultima goccia, con l’ovvio risultato di tentare disperatamente di cavare il sangue dalle rape.

E quando gli spunti narrativi sono oggettivamente finiti, causa logoramento e sfruttamento intensivo che nemmeno i polli in batteria, è ovvio che il risultato è quello che abbiamo visto ieri sera: noia mortale e goffi tentativi di inserire colpi di scena fuori tempo massimo. Il personaggio di Stefano Dionisi è la carta giocata dagli sceneggiatori per questa decima stagione, con il colpo di scena alla Beautiful che vede come protagonista Annuccia e la sua paternità. Ma non basta per riportare in vita un cadavere, un prodotto televisivo morto già da qualche anno, nonostante i buoni risultati all’Auditel e un pubblico di fedelissimi che non lo abbandonerà mai.

Accanimento terapeutico, dicevamo, che non rende giustizia a un programma di enorme successo in passato e che anzi rischia di farcelo ricordare in maniera negativa, quando finalmente decideranno di non mandarlo più in onda. Non se ne può più di Nonno Libero e Lele, di Annuccia e dei millemila altri figli del dottor Martini. Non se ne può più delle dinamiche familiari credibili come il premio Nobel per la pace a Kim Jong Bisogna capire quando fermarsi, bisogna avere il coraggio di rinunciare alla gallina dalle uova d’oro prima di vederla stramazzare al suolo per il troppo sforzo.

Altrove, in giro per il mondo, anche le emittenti generaliste rischiano, sperimentano, offrono al pubblico nuovi prodotti seriali contemporanei, al passo con i tempi. Da noi no, si continua imperterriti a replicare se stessi fino alla nausea. E per quanto riguarda Un medico in famiglia, i conati sono già insopportabili da tempo.