Elezioni presidenziali che non s’hanno da fare, quelle austriache. E il responsabile sembra essere sempre lo stesso: il voto per posta. Dopo l’annullamento del ballottaggio del 22 maggio, che vide eletto per una manciata di voti – quelli espressi per corrispondenza – il Verde Alexander Van der Bellen, ora anche le nuove consultazioni indette per il 2 ottobre per rimediare al pasticcio iniziale, sembrano a rischio. Il motivo? Alcune delle buste che contenevano le schede già compilate dai cittadini non residenti nel proprio seggio sono state trovate aperte anzitempo. La striscia autoadesiva, utilizzata per sigillare gli involucri di carta, non ha evidentemente retto. E quei voti – ancora non si sa quale sia il numero esatto – sono da ritenersi, secondo regolamento, nulli.

Mentre il ministero degli Interni sta ancora cercando di stabilire l’entità di questo difetto alle buste, c’è già chi ipotizza un rinvio delle elezioni. Un film già visto, dunque. Il 22 maggio, le prime proiezioni serali davanti in testa il leader dell’ultradestra Norbert Hofer; a ribaltare gli esiti erano stati proprio i voti per posta, conteggiati nelle ore successive. La vittoria, di misura (50,3% contro 49,7%), era andata a Van der Bellen e l’Europa intera aveva tirato un sospiro di sollievo. Che però è durato poco: il ricorso presentato dai partiti sconfitti aveva infatti portato la Corte Costituzionale a riscontrare irregolarità in 94 distretti. Circa 78mila schede risultarono votate o scrutinate in maniera irregolare: un numero ben più alto di quello che aveva permesso ai Verdi di trionfare. Tutto da rifare, insomma. Tutto rimandato al 2 ottobre. Salvo, ovviamente, nuove (allora impensabili) irregolarità. Si attendono ora decisioni ufficiali delle istituzioni austriache.