In Italia arriva solo adesso, in onda da stasera su SkyAtlantic, ma The Affair negli Usa ha già fatto incetta di premi e a novembre partirà addirittura la terza stagione. Tre Golden Globes (due nel 2015 e uno quest’anno) hanno consacrato una serie che di fatto è uno spartiacque importante nella narrazione televisiva, soprattutto perché il racconto delle vicende dalle forti tinte nere, gialle e rosa, viene spezzato in diverse versioni (nella prima stagione quelle dei due amanti protagonisti), proponendo allo spettatore anche ricostruzioni opposte dello stesso episodio, a seconda della memoria (o della volontà di cambiare le carte in tavola).

Parte volutamente tranquillo come un film Lifetime per casalinghe, ma ben presto The Affair esplode in un turbine di passioni inconfessabili e sensi di colpa, di sesso e misteri, riuscendo a inchiodare lo spettatore alla poltrona per capirne di più (e nelle prime puntate è assai dura ricostruire la vicenda di cui si parla). Il merito di questo azzardo riuscitissimo è innanzitutto di chi l’ha ideata, cioè di Sarah Treem e Hagai Levi (gli stessi di In Treatment, per capirsi) e poi di un cast prestigioso, assortito bene e molto efficace nella resa anche psicologica dei personaggi. Dominic West è Noah Solloway, insegnante in una scuola pubblica, autore di un romanzo e marito devoto (ma inquieto) della ricca Helen (interpretata da Maura Tierney), mentre Ruth Wilson (meravigliosamente sensuale e tormentata) è Alison Lockhart, cameria in una tavola calda, angelo e demone insieme, distrutta dalla morte del figlioletto, sposata con Cole Lockhart (interpretato da un inedito, maschissimo e rude Joshua Jackson, alla faccia di Pacey).

L’ambientazione è la vacanziera e chic Montauk, negli Hamptons, e il contrasto tra i residenti pescatori o agricoltori e i villeggianti ricchi e arcinoti è fondamentale nel racconto accurato (pur se contrastante tra le opposte versioni) di questi due mondi così lontani che si incontrato e non riescono a fare a meno di fondersi in una relazione clandestina ricca di una naturale (e perfettamente interpretata dagli attori) carica erotica.

The Affair è un mix riuscito di spunti diversi, di generi narrativi e televisivi distinti e distanti. È un giallo, è una serie rosa, è minuzioso nell’analisi psicologica dei personaggi. È molto americano, soprattutto perché di una certa America racconta alla perfezione alcuni tic insopportabili, alcune frustrazioni e insoddisfazioni tipiche della società statunitense.

È un affresco antropologico e socio-economico, culturale e subculturale. È una serie da guardare senza attendersi ritmi indiavolati o colpi di scena in rapida successione. Perché The Affair non è quel genere di prodotto seriale. È un dipanarsi lento ma mai noioso di una matassa intricata che richiede pazienza nello spettatore. Una pazienza, però, che verrà ben presto ricompensata grazie a una delle serie migliori realizzate negli ultimissimi anni in America.