La terra continua a tremare ed è tempo di farsi domande. Quattro paesi rasi al suolo e quasi 300 morti. Migliaia di feriti. Famiglie distrutte. E’ una fatalità o l’ennesima tragedia che si poteva evitare?

Come dice il geologo Mario Tozzi, in California e in Giappone un terremoto del 6° grado Richter, non avrebbe fatto vittime. A Norcia (epicentro della seconda forte scossa di terremoto) grazie all’eccellente ricostruzione anti-sismica, successiva al terremoto del 1997, non ci sono stati né morti né feriti. La Mappa della classificazione del rischio sismico dell’Ingv divide l’Italia in quattro zone e nessuna è a rischio nullo. Questo vuol dire che i terremoti in Italia sono la normalità e ci dobbiamo convivere. Non possiamo piangere devastazioni un anno sì e un anno no. I soldi per ricostruire e mettere in sicurezza ci sono e dobbiamo usarli.

Il comitato “Salviamo il Paesaggio sostiene che la legge del 2009 che stanzia fondi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale, si stia rivelando insufficiente nella sua attuazione pratica. La legge prevede, infatti, l’erogazione di un miliardo in dieci anni: “Solo una minima percentuale, forse inferiore all’1 per cento, del fabbisogno necessario per il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private, e delle opere infrastrutturali strategiche” (così dice anche la Protezione Civile).

Facciamo qualche paragone: lo ‘Sblocca Italia’ varato dal governo Renzi ha assegnato 3,9 miliardi in cinque anni alle Grandi opere. Ma abbiamo davvero bisogno di queste Grandi opere (strade, autostrade, ponti)? L’Italia è tra i primi posti in Europa per il traffico su gomma e per il numero di auto ogni 100 abitanti (più di un’auto ogni 2 persone), e quest’anno stanno crescendo le immatricolazioni. Secondo le statistiche, a livello infrastrutturale, l’Italia dispone di una rete autostradale già fittissima, che nel 2014 si estende per 6.844 km, circa il 9-10% di quella europea (mentre la superficie italiana è circa il 3% di quella europea). Ma si sa, noi italiani siamo affamati di strade, del mito della velocità e della comodità ad ogni costo.

I politici si emozionano e tagliano il nastro della Quadrilatero, una superstrada che ha bucato montagne, devastato ecosistemi, sprecato 2 miliardi e mezzo di euro, col solo beneficio di arrivare 20 minuti prima a Foligno. L’Emilia Romagna ancora spera nella Orte Mestre, (per ora fermata dalle inchieste) un’autostrada che costerebbe 10 miliardi (2,5 miliardi già stanziati) e devasterebbe le Valli del Mezzano, nel Parco del Delta del Po, zone di protezione speciale per la ricca avifauna e le Foreste Casentinesi. E poi ancora i progetti per il Ponte sullo Stretto, in Sicilia, e i lavori già iniziati in Piemonte per l’Alta velocità.

La prevenzione dei danni dei terremoti e delle alluvioni è la vera grande opera su cui investire, insieme alla mobilità sostenibile: tantissimi paesini soprattutto al centro sud, sono isolati e dimenticati, mancano linee di bus, sia d’estate sia d’inverno: in alcune zone d’Italia puoi andare solo se hai l’auto. In alcune zone d’Italia, le linee ferroviarie sono abbandonate a loro stesse, senza sistemi di sicurezza adeguati, e una volta ogni tanto, provocano stragi. Un po’ ovunque mancano piste ciclabili, e incentivi affinché sempre più gente si rechi al lavoro in bici.

Queste sono le Grandi opere di cui l’Italia ha bisogno, che avrebbero un impatto positivo anche sull’economia, sul turismo e sull’occupazione. Sono queste le Grandi opere che salverebbero il paesaggio e, soprattutto, migliaia di vite umane.