“Non credo sia ammissibile che per mantenere il rapporto di lavoro con un direttore si debba sempre solo dire ciò che pensa lui, è una questione elementare. Le critiche servono per andare avanti, altrimenti ci si circonda solo di persone che dicono sì. Ci terrei che questa vicenda facesse venir fuori le modalità con cui vengono gestite le relazioni all’interno del sistema sanitario lombardo”. Commenta così Marco Cicardi, dal primo settembre ex direttore del Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Sacco, liquidato con un decreto che sancisce la fine del “rapporto di fiducia” con l’Asst Fatebenefratelli Sacco (azienda sociosanitaria territoriale in cui i due ospedali sono apparentati con Melloni e Buzzi) di cui è stato, da marzo, direttore del Dipartimento di Medicina. “Il problema è se lavorare per una struttura pubblica significa rinunciare a dare un contributo proprio o significa pensare e fare ciò che rappresenta l’interesse di tutti”, spiega raggiunto a Tokyo da ilfattoquotidiano.it.

Che cosa ha interrotto questo rapporto di fiducia tra il direttore generale Alessandro Visconti e Cicardi? Lo spiega la deliberazione 802, scovata dal blog Qualcosa di Sinistra. È accessibile dal sito dell’Asst fino al 17 settembre. La colpa è di un’intervista che Cicardi ha rilasciato al Corriere della Sera il 18 agosto in cui critica le scelte adottate nella riforma della sanità lombarda e auspica maggiori investimenti per rimettere a posto le strutture esistenti. Il professore, tra i massimi esperti a livello internazionale di angioedema ereditario, se la prendeva con l’“immobilismo” della sanità lombarda, dove cambiano le tessere del mosaico di direttori generali e sanitari, ma il resto è tutto fermo.

“Io stesso – raccontava Cicardi al Corriere – sono stato a gennaio dal nuovo direttore generale dell’Asst Alessandro Visconti e gli ho sottoposto un piano. Sto ancora aspettando una risposta. E quel che è peggio è che non stiamo ricevendo indicazioni sulle strade da percorrere”. Per Cicardi aveva poco senso anche il nuovo polo pediatrico dell’Ospedale Buzzi, tra i cardini della riforma della Sanità voluta dalla maggioranza leghista: “Un progetto che però non è destinato a svilupparsi – diceva Cicardi al Corriere- perché a Milano le necessità pediatriche sono già coperte dal San Paolo e dal De Marchi. Si pensi piuttosto a un rinnovo strutturale dell’esistente”. Infatti, le strutture avrebbero bisogno di una ristrutturazione: i reparti, spiega Cicardi, cadono a pezzi.

Cicardi ha riferito tutto questo “senza alcuna preventiva informativa e/o comunicazione alla Direzione Generale, come previsto dal Codice di Comportamento aziendale, ha rilasciato, nella sua qualità di Direttore del Dipartimento di Medicina dell’Asst, una dichiarazione/intervista esprimendo aspre critiche nei confronti dell’Asst Fatebenefratelli e Oftalmico”, si legge nel documento di Regione Lombardia e questo“costituisce violazione della convenzione stipulata con l’Università di Milano”.

Per due motivi: primo, “il criterio di parità dei diritti/doveri tra personale medico ospedaliero e quello universitario, ivi compreso il rispetto da parte del personale universitario del Codice di comportamento dell’Asst Fatebenefratelli”, secondo perché il citato Codice “impone al personale di astenersi da ogni dichiarazione pubblica che possa incidere sull’immagine della Asst nonché, qualora gli venga richiesto dai mass media di fornire chiarimenti o informazioni, di darne tempestiva notizia alla Direzione Generale”. Un codice di comportamento che non prevede voci fuori dal coro di Regione Lombardia.