Il rosso Ferrari è sbiadito anche nel Gran Premio d’Italia: nemmeno Monza spezza il dominio Mercedes. Primo Nico Rosberg, che su questo storico tracciato non aveva mai vinto; secondo Lewis Hamilton, e questa è la notizia per il mondiale, con il tedesco di nuovo vicinissimo alla vetta della classifica. Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen sfilano dietro, al terzo e quarto posto, senza un sussulto, senza mai veramente insidiare le frecce d’argento. Se non altro almeno sul podio e davanti alle Red Bull, cosa che non accadeva da oltre due mesi (l’ultima volta in Austria a inizio luglio). L’unico obiettivo concreto che il Cavallino può porsi in questo momento.

A dire il vero non c’erano motivi fondati alla vigilia per credere che a Monza le cose sarebbero potute cambiare. Le Mercedes erano apparse imprendibili in qualifica e montavano gomma gialla al via, con la possibilità di fare un solo pit-stop, al contrario delle Ferrari obbligate a fermarsi due volte. Insomma, più che un’impresa ci voleva un miracolo. L’unica chance per sconvolgere le gerarchie, o quantomeno tentare di farlo, era alla partenza: passare le Mercedes alla prima curva con lo sprint garantito dalla super-soft, costringerle ad inseguire (cosa che non sono abituate a fare), e magari mandare in confusione piloti e scuderia. Non è successo. Al semaforo verde Vettel ha avuto un ottimo spunto, inserendosi in mezzo alle due monoposto tedesche, ma anche a causa di una leggera scodata non è riuscito nella spallata decisiva al primo posto, dovendosi accomodare alle spalle di Rosberg. La gara, di fatto, è finita lì. Anche perché Hamilton aveva avuto una partenza disastrosa, scivolando dalla pole al sesto posto e permettendo al compagno di involarsi da subito verso la vittoria. Il campione del mondo e leader della classifica non ci ha messo molto a sopravanzare Ricciardo e Bottas, la strategia ha fatto il resto per la doppietta. Ma questo secondo posto ha un sapore molto diverso da quello in rimonta in Belgio di una settimana fa, e riapre ulteriormente i giochi per la vittoria del mondiale.

Gara un po’ monotona, dunque. Si sono visti appena un paio di sorpassi degni di nota, entrambi nel finale e firmati Red Bull: Ricciardo su Bottas per il quinto posto, il solito Verstappen che si è preso di forza la settima piazza su Perez (ma stavolta solo di bravura, con tanta decisione e senza scorrettezze). In vetta le carte si sono un po’ rimescolate solo quando anche le Mercedes hanno effettuato il loro pit-stop: a quel punto Vettel si è ritrovato secondo, neanche troppo lontano da Rosberg, e Raikkonen davanti a Hamilton. Ma è stata solo un’illusione, perché nella scuderia tedesca avevano fatto bene i conti: loro con gomma bianca potevano andare fino in fondo, le rosse con la super-soft dovevano per forza fermarsi un’altra volta. Quando lo hanno fatto, si è riaperto un abisso impossibile da ricucire anche per il secondo posto, nonostante una bella serie di giri veloci di Vettel e un leggero fuoripista di Hamilton. Non c’è storia, a Monza come altrove. La stagione è andata, e anche il sogno di un impossibile riscatto nel Gran premio di casa, l’ultimo obiettivo sfumato di un anno tutto da dimenticare. Il saluto delle rosse alla bandiera a scacchi è malinconico: “Grazie ragazzi, è stato il massimo”, dice Vettel via radio ai suoi meccanici. Pura rassegnazione.

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