Sono le prime immagini ravvicinate di Giove. A catturarle è stata la sonda Juno della Nasa, che è entrata nell’orbita del pianeta lo scorso 4 luglio dopo aver percorso circa tre miliardi di chilometri da quando, il 5 agosto 2011, è partita dalla base spaziale di Cape Canaveral a bordo di un razzo Atlas V 551. Le foto ritraggono le aurore del pianeta più grande del sistema solare e sono state ottenute grazie allo spettrometro ad immagine italiano Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper) durante il primo passaggio radente al pianeta, avvenuto il 27 agosto.

“Jiram guarda sotto la pelle di Giove dandoci immagini ravvicinate del pianeta nell’infrarosso. Queste prime immagini dei poli nord e sud di Giove ci stanno rivelando aree calde e fredde del pianeta che non erano mai state osservate prima”, rileva il responsabile scientifico dello strumento, Alberto Adriani, dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf). Finanziato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), Jiram è stato realizzato da Leonardo-Finmeccanica sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali (Iaps) dell’Inaf.

Le immagini ravvicinate sono state scattate mentre la sonda sfrecciava alla velocità di oltre 200mila chilometri orari e mostrano per la prima volta le aurore meridionali del pianeta. ”Nonostante avessimo saputo che le prime immagini infrarosse del polo sud avrebbero rivelato l’aurora meridionale, siamo stati affascinati nel vederla per la prima volta”, rileva Adriani.

Juno ha lo scopo di studiare Giove per almeno 20 mesi, con l’obiettivo principale di studiare atmosfera e composizione del pianeta gigante che con la sua mole – ha una massa pari a 2,468 volte la somma di quelle di tutti gli altri messi insieme – ha condizionato l’evoluzione dell’intero sistema solare. Oltre al cuore italiano Jiram, l’altro componente italiano di Juno è KaT (Ka-Band Translator) progettato dall’università Sapienza di Roma, realizzato da Thales Alenia Space Italia (Thales/Leonardo-Finmeccanica) sempre con il supporto di Asi. Italiano anche il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica.