Lo scorso anno il centrale di New York si trasformò in un festival del tennis pugliese, regalando all’Italia uno dei momenti più alti nella storia della racchetta. Flavia Pennetta e Roberta Vinci monopolizzarono la finale degli US Open, dopo che la tarantina aveva infranto i sogni di Grande Slam di Serena Williams. Vinse però la brindisina, in maniera netta e convincente, prima di annunciare al mondo che la sua avventura nel circuito femminile sarebbe finita di lì a poco. A dodici mesi di distanza, quindi, solo Robertina torna negli States per provare l’irripetibile dopo una stagione difficile, per lei e per tutto il tennis italiano. Il match tricolore per il titolo è stato un unicum, ovviamente. Il problema è che quest’anno a Flushing Meadows – come avvenuto negli altri Slam durante il 2016 – l’Italia rischia una magra figura e difficilmente riuscirà ad affacciarsi alla seconda settimana di torneo. E se accadrà sarà un’eccezione.

Perché se in campo maschile la storia dell’eterno incompiuto Fabio Fognini è ormai trita e ritrita, tra le donne va forse pure peggio. È preoccupante come alle tenniste del ciclo storico, salutata la Pennetta, non siano arrivati rinforzi. Tanto per capirci: nel tabellone di qualificazione c’erano zero azzurre. E dalla prossima stagione, qualcuna delle ‘storiche’ è probabile che appenda la racchetta al chiodo. Così Roberta Vinci – che aprirà il programma sul centrale contro Ana-Lena Friedsman alle 17 italiane – può solo sperare di rivivere qualche gioia prima di decidere cosa fare della propria carriera, che negli Stati Uniti ha conosciuto il momento di maggiore gloria. Stesso discorso per Francesca Schiavone, accoppiata tra l’altro a Svetlana Kuznetsova già al primo turno. Karin Knapp avrà messo alle spalle le noie fisiche? E Sara Errani riuscirà a cancellare l’anno orribile che l’ha condotta in una crisi di prestazioni e risultati che sembra non conoscere fine? Resta Camila Giorgi, capace di tutto e il contrario di tutto. È forse la migliore speranza italiana, ma l’inaffidabilità nel lungo periodo rende impronosticabili i suoi risultati.

Un po’ come Fognini tra gli uomini. Il ligure è chiamato subito a non deludere in un primo turno abbordabile, ma con lui mai-dire-mai. Andreas Seppi, fuori condizione a Rio, ha vita facile all’inizio ma incrocerà Rafael Nadal abbastanza presto. Lorenzi farà il suo finché potrà. Fabbiano e Giannessi – arrivati dalle qualificazioni – proveranno a dire la loro, ma un secondo turno sarebbe già un traguardo da applausi e in ogni caso incrocerebbero Nishikori e Wawrinka. A quel punto servirà un miracolo. Oltre alla finalista dello scorso anno, lunedì scendono in campo altri tre italiani. La Schiavone – attorno alle 19.30 – prova l’impossibile contro la Kuznetsova, Sara Errani incrocia Shelby Rogers e Andreas Seppi parte davanti a Stephane Robert. Almeno all’inizio, l’azzurro che ha tinto New York nel 2015 dovrebbe resistere un po’.