Si ha un gran di fuga di cervelli, qui da noi. Da tempo. Legittimamente. I cervelli scappano, cercando altrove, all’estero, quel che qui è loro negato. Poi ci sono cervelli che fuggono da fermi. Si ritirano in se stessi, fanno metaforiche valigie, chiudono il gas e le tapparelle e se ne vanno. È morto nella notte Tommaso Labranca, cervello da tempo in fuga. In esilio, più che in fuga, costretto a ritirarsi nella sua Pantigliate da chi non ha saputo dargli il posto che meritava.

Cinquantaquattro anni, Labranca si è elevato sulla comunità letteraria italiana a metà degli anni Novanta, operando in quel crogiolo di genialità e estrosità che era la casa editrice Castelvecchi di Roma. Primo ad aver decodificato per il popolo italiano “trash” e “camp”, Labranca ha vissuto un giusto momento di celebrità quando il mondo dei lettori scopriva i nuovi scrittori, quelli erroneamente catalogati come Cannibali e cresciuti intorno al laboratorio voluto da Nanni Balestrini a Reggio Emilia, Ricercare.

Lui, saggista in mezzo a tanti narratori, come Ammanniti, Scarpa e Nove, si muoveva come un novello John Ruskin, passando agilmente da Edoardo Sanguineti a Orietta Berti. Di quegli anni la creazione del movimento Nevroromanticismo, nato sulle pagine della rivista letteraria Il Maltese di Marco Drago, movimento che aveva nel cantautore Garbo il suo Vate e a cui aderirono molti degli scrittori in voga a quei tempi.

Mente particolarmente versatile ha lavorato come autore in televisione, come speaker radiofonico, come editore con la sua 20090, casa editrice che proponeva grandi libri di piccolo formato, e ultimamente come direttore della splendida rivista Tipografia Helvetica. Nel mondo della nostra cultura molti gli sono debitori, da Fabio Fazio cui ha regalato l’idea del nostalgismo buonista di Anima Mia a una giovane Daria Bignardi che ai tempi di A Tutto Volume lo consultava come un vaticinio. Con il passare degli anni però, proprio mentre gli amici del passato conquistavano posizioni rilevanti, il mondo dell’editoria lo ha abbandonato. La risposta di Tommaso Labranca è stata chiudersi ulteriormente in sé, autorelegarsi nella sua Pantigliate. Si è tolto dai social e ha metodicamente cancellato ogni traccia di sé dal web. Chi lo ha incontrato negli ultimi anni se lo ricorda sempre pungente e acuto, ma anche rassegnato al ruolo di reduce da una guerra che lo ha riconsegnato a un mondo ingrato. Tommaso Labranca e’ morto stanotte a 54 anni, improvvisamente. Ora sarà il momento dei sepolcri imbiancati. Parafrasando Allen Ginsberg: “Ho visto le menti migliori della mia generazione”. Stanotte una se ne è andata.