Bentornati a Ten Talking Points, la cosa preferita da Roger Waters insieme alla depressione. Altre considerazioni.

1. “Dopo due giornate il Che Gue Sarri ha quattro punti (con il Milan vittoria agile: due gol di scarto). L’anno scorso partì peggio: animo”. Così scrivevo, proprio qui, una settimana fa. Niente, dai: sono troppo bravo. Le prendo tutte. E se non le prendo, non sono io a sbagliare ma la realtà a non adeguarsi a me.

2. Breve cenno su alcuni giocatori che mi fanno impazzire in serie A: Khedira, che (cito Giancarlo Dotto) ricorda il sommo Rijkaard. Belotti, che è forte davvero. Borja Valero, che illumina le nostre vite anche da fermo. Pjaca, fenomeno inaudito. Mertens, aduso alla beatitudine. E Niang, che gioca a strappi ma ha mezzi – tecnici, atletici, ahimé pare non psicologici – enormi: l’uomo chiave, di questo Milan psicopatico, è lui.

2 bis. Lo ammetto: tra quelli che mi sono sempre piaciuti c’è anche Suso. Un mio amico, Luca Di Giuseppe, l’unico peraltro a sbagliare meno di me, in merito ha sempre replicato con oxfordiana marchigianità: “Ma dai, è una busta di piscio”. Ecco: ho sempre il terrore che torni ad avere ragione lui.

3. “Ventisei punti in dieci partite, e potevano essere di più, denotano uno strapotere assoluto”. Non avendo nulla di nuovo da dire sulla Juve, che sta alla serie A come il PSG alla Ligue 1, ho preso un TTP del futuro. Appuntatevi tutto. (Che poi, secondo me, i punti saranno 28).

4. Sebbene la malasorte gli abbia opposto due corazzate come Chievo (addirittura in trasferta) e Palermo, l’Inter ha già un punto. De Boer si è ambientato in fretta, come dimostrano Banega mediano, Candreva in panchina e il pallone d’oro in pectore Medel trequartista. In crescita costante Eder e Kondogbia. Bene come sempre anche Santon. Con l’arrivo di Joao Mario e Gabigol lo strapotere è garantito, il secondo posto aritmeticamente conseguito e l’Europa League vinta in atarassica scioltezza.

5. Chissà quanto è felice Ventura. Già immagina una Nazionale a trazione “B” ai prossimi Mondiali: Belotti-Berardi davanti, Bernardeschi (e Bonaventura) al centro, Bonucci e Barzagli in difesa, Buffon in porta. E il lusso di tenere un Pavoletti in panca. Daje, Giampiero.

6. L’errore sullo 0-0 di Abate è una delle cose più empie e inaccettabili che abbia mai visto in un campo di calcio. A parte Abate, intendo dire.

7. Che Gue Sarri: sei bravo, hai una bella squadra, Mertens regna e Milik sa elargire grazia. Incazzarsi e frignare un po’ meno, forse, aiuterebbe. Anzitutto il Napoli.

8. A Cagliari è accaduto esattamente quello che temevano i romanisti: una squadra che, dopo un rovescio fragoroso, si consegna una volta di più allo psicodramma. La Roma rischia seriamente una lenta agonia, come è spesso capitato alle (ex) terze giubilate nei preliminari di Champions. Leggo che la colpa sarebbe anche di Spalletti, reo di avere tolto la fascia di capitano a De Rossi e quindi di averlo depresso. Premesso che De Rossi è già bravissimo a smarrirsi da solo, dopo l’espulsione di martedì è già tanto che qualcuno gli abbia permesso di rigiocare. Se poi ti lasci deprimere da una fascia di capitano momentaneamente sottratta, allora non sei forse il campionissimo che credevano.

9. Sorride Genova, con Genoa e Samp meritatamente a punteggio pieno. E il Sassuolo si conferma vera sesta forza del campionato. Il problema, in Italia, è che questi casi Leicester durano quanto uno sguardo intelligente di Nardella: troppo poco. Sarebbe bello essere smentiti (no, non su Nardella. Quello è impossibile).

10. Montella ha chiesto Badelj, Pjaca, Borja Valero, Witsel e Bentancur, e alla fine gli hanno dato El Uallarito (cit) Sosa e Schiena Fradicia Pasalic. Un po’ come se L’Unità, per rilanciarsi, chiedesse Travaglio, Gomez, Scanzi, Benni e Montanari. E alla fine le dessero Lavia e Rondolino. Ah no, è successo davvero: ho sbagliato esempio. Scusate.