Il prossimo 5 settembre saranno trascorsi sei anni dall’omicidio di Angelo Vassallo il “sindaco pescatore. Sei anni ancora senza colpevoli e/o mandanti. Se si trattasse di un omicidio con altre motivazioni, per ragioni private, come pure alcune voci malignamente in paese sussurrano, sempre più flebilmente, sarebbe già stato trovato. L’avrebbero fatto scoprire coloro (non mancano) che hanno fastidio per i riflettori sempre accesi sul Cilento, dove vorrebbero costruire un’economia ad uso e consumo dell’economia mafiosa con molti colletti bianchi, affari a gogò, l’impasto in cui tra traffici illeciti e abusivismo edilizio si “lavano” grandi somme di denaro.

Il Cilento di Angelo è invece un’altra cosa, un luogo in cui la tutela dell’ambiente ha creato uno spicchio di economia diversa da tutto il resto della regione e perfino del meridione. Turismo all’insegna della qualità (tanti vip e professionisti hanno la casa qui in mezzo alle colline), aria buona, mare pulito, dieta mediterranea nell’accezione più semplice e autentica. Vassallo aveva lavorato tutta la vita per realizzare questo sogno: riuscì, poche settimane prima di essere ucciso, a far ottenere alla sua Pollica, il riconoscimento dall’Unesco, di luogo patrimonio dell’umanità per la dieta mediterranea. Un fatto enorme, inaudito per la Campania, terra dei fuochi! Forse in questa contraddizione si sarebbe dovuto indagare di più, ma non è ancora troppo tardi, gli omicidi non si prescrivono.

In questi anni il nome di Angelo Vassallo ha però fatto molta strada, non è finito nel dimenticatoio come pure poteva accadere per l’inconcludenza delle indagini e per una predisposizione alla passività del popolo cilentano, poco propenso a convivere con situazioni eclatanti. Diciamo che la figura di Angelo sembra perfino sproporzionata per un luogo tanto piccolo, dove tutti più o meno si conoscono e dove il tempo è talmente lento che sembra scorrere all’indietro, Vassallo grande sindaco, ma figura ingombrante anche oggi che non c’è più. All’insegna del “guardare avanti” c’è chi pensa che è meglio a questo punto metterci una pietra sopra e lasciare la figura del “sindaco pescatore” all’oblio dei ricordi malinconicamente lontani.

Invece in tutt’ Italia la storia e la vita di Angelo hanno continuato in questi anni a suscitare emozione e indignazione: anche per l’opera meritoria della Fondazione omonima, costituita dai due fratelli Dario e Massimo, che ha promosso manifestazioni, idee concorso, eventi teatrali in tutta Italia, coinvolgendo istituzioni, tanti comuni, associazioni, cittadini e soprattutto giovani. Non si contano le piazze, i giardini, dedicati ad Angelo Vassallo, senza considerare che tutta questa notorietà porta anche notevoli flussi di turismo eticamente sensibile in Cilento, per conoscere i luoghi di Angelo.

Un anno dopo il delitto, si celebrò il gemellaggio tra i comuni di Pollica e di Bologna che ha prodotto numerose iniziative, suscitando partecipazione attiva di molteplici associazioni e numerosi cittadini. Ogni anno nell’anniversario dell’omicidio, si tiene a Pollica un evento in ricordo di Angelo, promosso e organizzato da bolognesi e cilentani insieme. Così l’anno scorso un gruppo di giovani studenti della provincia di Bologna aderenti all’associazione Libera di Don Ciotti: Pietro, Valeria, Deborah, Christian, Chiara, Giulia, Lorenzo, Martina, Cristina e Lucia, guidati dall’insegnante Maria Cristina Marchesini, hanno realizzato una performance, recitando in piazza diversi brani letterari ed eseguendo brani musicali, riferibili ai temi della libertà, della democrazia e del rispetto dell’ambiente, ispirandosi alla figura e all’opera di Vassallo che avevano studiato e approfondito.

Quest’anno alcuni di loro torneranno portando con sé altri amici perché ricordare non è solo memoria, ma è richiamare nel cuore chi ci ha insegnato uno stile di vita che supera ogni confine. L’esperienza vissuta li ha ancor più motivati, proponendo un nuovo evento intitolato appunto “Vivi, Pollica! Per ricordare Angelo Vassallo con ulteriori argomenti e idee, per sottolineare che il loro impegno a ricordare il sindaco pescatore non lo hanno dismesso. E’ una cosa molto bella, dal punto di vista civico e umano che dei ragazzi, lontani centinaia di chilometri dal Cilento, sentano il bisogno di restare in contatto, di essere presenti, di non mancare un appuntamento con la memoria che considerano importante. Anche così si costruisce un Paese diverso contro l’ignominia di chi vorrebbe che le cose buone vengano lasciate nel cestino della storia.